Dobbiamo notare la differenza tra
un servitore ed un commerciante. Molti si avvicinano con dei propositi
mercanteggianti, ma il carattere del vero devoto deve essere quello di un
servitore. Srì Prahlàda disse che chi si associa con i sàdhu, sperando in qualcosa per il proprio interesse personale, sta
facendo “affari” con i sàdhu. Egli
pensa: “Quanto posso guadagnare e quanto devo spendere?”. Il puro devoto, invece,
non deve avere alcun interesse separato. Al contrario, deve cercare di
immergersi nell’interesse del Signore. Non importa in quale posizione si trovi;
che sia un brahmacàrì, sannyàsì,
grhastha, vànaprastha o qualsiasi
altra posizione, deve essere disposto ad immergersi (visàte tad anantaram).
Lui non desidererà mantenere un
conto separato. Il suo esclusivo obiettivo sarà entrare nella famiglia del
Signore. Questo è il principio fondamentale della devozione pura. Tato màm tattvato jnàtvà, visàte
tad-anantaram (Bhagavad-gita 18,55). Vogliamo arrenderci, essere uno con l’interesse
del Signore, e non avvicinarci, fare delle domande e appropriarci delle
risposte per poi fare un commercio con esse in varie maniere. Una volta, mentre
mi venivano formulate svariate domande, contestai: “Questa non è un ufficio
informazioni”. L’indagatore impuro vuole soddisfare la sua oziosa curiosità oppure
essere maestro di molti argomenti, così sarà capace di dare soluzioni ai
problemi di tutti e ottenere qualche relativa posizione. Ha molte motivazioni,
ma non può comprendere la necessità reale.
LA
MIA UNICA DOMANDA E’: COME POSSO ESSERE UTILIZZATO QUI?
Vengono richiesti articoli
specifici per eseguire l’adorazione, come incenso, fiori, lampade etc.
Similmente, se desideriamo ottenere il piano super-soggettivo, ci servono tre
specifiche cose: pranipàt, pariprasna e sevà. Senza questi tre ingredienti, la nostra ricerca sarà
imitativa, inconsistente e ridicola.
Pranipàt significa “arrendersi e gettarsi
ai piedi dell’Adorabile”. “Ho terminato con tutte le attività della mia vita
attuale; non ho trovato nulla che abbia potuto soddisfare gli obiettivi della
mia vita. Finalmente, dopo aver terminato il mio andirivieni, sono venuto qui”.
Questo è il sintomo pratico di pranipàt.
Pariprasna significa “investigazione
sincera”. L’investigazione sincera e onesta è permessa. Lo spirito di tale
investigazione è: “desidero sapere in che modo posso essere utilizzato. Tutto
l’incanto per la vita è arrivato alla fine. Il mio unico interrogativo è: “Come
posso essere utilizzato qui?”
E sevà, servizio, è il fattore più importante. “Sono venuto a servire
ed essere utilizzato per la causa per la quale ho investigato. Non sono qui per
prendere qualcosa.Voglio solo servire, non ho altro motivo”.
tad vijnanartham sa gurum
evabhigacchet
samit panih srotriyam
brahma-nistham
Abhigacchet significa samyak-gacchet: “Senza biglietto di ritorno”. Abhi significa “completamente”. Ho perduto completamente l’incanto
per la mia vita passata; sono venuto ad arrendermi, srotriyam brahma-nistham, a chi può insegnarmi, a chi si trova in
una posizione divina e che possiede tanta conoscenza teorica quanto pratica
riguardo l’obiettivo. Senza questo processo, tutto sarà inutile.
tasmàd gurum prapadyeta, jijnasuh
sreyah uttamam
sàbde pare ca nisnàtam, brahmany
upasàmasray
Tasmàd significa “conseguentemente”.
Poiché il candidato ha perduto tutto l’incanto per il mondo e per la sua vita
passata, si è avvicinato conseguentemente con l’unico obiettivo di cercare qui
un posto onorevole per la sua vita futura. Prapadyeta
significa prapannam, arrendersi,
consacrarsi esclusivamente alla causa. Jijnàsuh
sreyah uttamam. Egli è venuto in cerca di una vita elevata. “La vita non
elevata è rimasta indietro; posso avere una vita elevata qui?”. Pertanto, lui
si sta arrendendo a colui che è esperto nei due aspetti della verità. La realtà
(pare) così come viene descritta
nella letteratura (sabde o sruti-sàstre), è verità rivelata e
proiettata dalla dimora superiore, al di là di questo mondo di esperienza
sensuale (Srìmad-Bhàgavatam 11.3.21).
Nello Srìmad-Bhàgavatam, Srì Prahlàda Mahàràja rifiutò di accettare
qualsiasi benedizione che il Signore gli offrì. Disse: “Colui che accetta
qualcosa come premio per il servizio reso a Te, non è un servitore, ma un
commerciante” (na sa bhrtyah sa vai
vanik, Srìmad-Bhàgavatam 7.10.4). Coloro che si avvicinano al Guru e a Krishna con interessi separati,
sono venuti solamente a fare affari. Sono venuti per ottenere qualcosa che
soddisfi i loro interessi egoistici. Dobbiamo essere molto attenti ad evitare
tale caratteristica in noi. “Perché sono venuto?”. Potrebbero esserci molti
motivi.
Dopo che un famoso e rinomato gosvàmì ben versato nello Srìmad-Bhàgavatam terminò la sua
dissertazione pubblica, Srìla Gaura Kisora dàsa Bàbàjì Mahàràja, che era
presente durante la lettura, ordinò al suo servitore: “Purifica questo luogo
con acqua e sterco di mucca!”.
Il servitore si meravigliò:
“Perché? Il luogo è già purificato; la recitazione dello Srìmad-Bhàgavatam, Bhàgavata-kathà, ha avuto luogo qui”.
Srìla Gaura Kisora dàsa Bàbàji
disse: “Tu hai ascoltato il Bhàgavatam,
ma io ho ascoltato solamente “denaro, denaro, denaro”. Il Gosvàmì era stato molto desideroso di avere Srìla Gaura Kisora dàsa
Bàbàji presente alla lettura; la pubblicità riguardo la presenza di Srìla Gaura
Kisora dàsa Bàbàji nell’ascolto della sua spiegazione sullo Srìmad-Bhàgavatam avrebbe dato al
conferenziere una grande possibilità di ottenere più denaro. Lesse lo Srìmad-Bhàgavatam unicamente per questo
proposito, e non per soddisfare il Bhàgavatam
o Krishna. Lo fece per i suoi affari, non per il proposito del Bhàgavatam. Commerciare con il Bhàgavatam
è una offesa, aparàdha,
contro il Bhàgavatam, ed è molto
pregiudizievole per la pura devozione. La cosa più importante è l’attitudine
verso la devozione. Srìla Srìdhara Swàmì, il rinomato commentatore dello Srìmad-Bhàgavatam, ha stabilito: sa càrpitaiva sati yadi kriyeta, na tu krtà
satì pascàd arpyeta”. “Il servizio devozionale deve prima essere offerto al
Signore, e poi eseguito. Non eseguito e poi offerto”.