“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




sabato 23 novembre 2019

"CHE COSA SIGNIFICA ESATTAMENTE VEDICO"?

La tradizione convalida una definizione più ampia del termine
di quella che generalmente ne viene data nel mondo accademico

di Satyaraja Dasa



Se entri in un qualsiasi tempio Hare Krishna, sicuramente sentirai ripetere i termini Veda e vedico. I devoti fanno riferimento "all'arte vedica", alle "Scritture vediche", alla "cultura vedica", "all'abbigliamento vedico" -vedico questo e vedico quello.
I devoti usano parole riferite ai Veda così spesso come i materialisti usano le parole sesso e soldi. Precisamente che cosa significa vedico? E da dove provengono i Veda?
Il termine Veda può essere riportato alla radice sanscrita vid, che significa "sapere" o "conoscenza"; esso ha attinenza con le parole inglesi "wit" e "wisdom", con la parola "idea" (originariamente widea) dal greco e con la parola "video" dal latino. (Uno che sa, vede la verità; da cui: video.)

Per cui Veda si riferisce a qualsiasi conoscenza duratura. In questo senso tutti i testi sacri sono vedici.

lunedì 18 novembre 2019

"Questo è il modo di insegnare" di Srila Bhaktivedanta Swami Prabhupada





"Durante la Sua permanenza sulla Terra, il Signore eseguì regolarmente tutti i doveri religiosi. Era dunque soggetto anche Lui all’obbligo dei diversi riti prescritti per l’uomo, come sembrano affermare certi teorici? No. Il Signore non dipende affatto dai frutti dell’azione, buoni o cattivi. Poiché il Signore è assoluto, ogni Suo atto è per il bene di tutti gli esseri. Quando discende sulla Terra Egli agisce per proteggere i Suoi devoti e per distruggere gli empi, i non-devoti. Pur essendo libero da ogni dovere Egli si comporta allora in modo che tutti possano seguire il Suo esempio; perciò esegue i riti. Questo è il vero modo di insegnare: agire in conformità con i precetti che si vogliono infondere negli altri; altrimenti, chi li accetterebbe? E’ il Signore ad accordare i frutti dell’azione, ed Egli è perfettamente sufficiente in Sé stesso, ma non manca di agire secondo le norme delle Scritture per insegnarci a seguirle. Se il Signore agisse diversamente, l’uomo comune rischierebbe di essere sviato. Infatti, anche a un livello superiore, là dove si è in grado di comprendere la natura trascendentale del Signore, è fuori questione imitarLo in ciò che solo Egli può fare. Venuto tra gli uomini, il Signore adempie i doveri di un uomo comune, ma talvolta compie imprese eccezionali, impossibili a qualsiasi uomo. Tutti devono quindi imitarLo quando offre le Sue preghiere della sera, al calar del giorno, ma non quando solleva la collina Govardhana o danza con le gopi. Chi, d’altronde, potrebbe farlo? Chi potrebbe, come il sole, far evaporare acqua pura dall’immondizia? Così, l’Onnipotente opera in modo da benedire tutti gli esseri, ma con atti che noi non potremmo imitare senza incorrere in innumerevoli difficoltà. Perciò si rivela necessario, prima di ogni azione, consultare la guida esperta del maestro spirituale, che incarna la misericordia del Signore; così saremo sicuri di rimanere sulla via del progresso".

                                           "Srila Prabhupada, commento al verso 1-10-36 dello Srimad Bhagavatam"

sabato 5 ottobre 2019

"LA CONCEZIONE PIU’ ELEVATA DI CONDOTTA" di Sua Divina Grazia B.R.Sridhara Deva Goswami



Un giorno, Srìla Bhaktivinoda Thàkura stava cantando il nome del Signore, e per la sua dolce volontà, divagava per il cielo. Improvvisamente si rese conto di trovarsi vicino Yamàlaya, dove il signore della morte Yama mantiene la propria corte con il compito di giudicare i peccatori di questo mondo. Lì si trovavano anche Brahmà, Nàrada, Siva e altri che discutevano con Yamaràja il significato dei due sloka enunciati da Srì Krishna nella Bhagavad-gìtà (9.30,31); non riuscivano, però, a risolvere il problema di discernere il significato appropriato degli sloka.

api cet suduràcàro, bhajate màm ananya-bhàk
sàdhur eva sa mantavyah, samba vyavasito hi sah

“Benchè esternamente una persona possa essere vista commettere molti peccati, se è esclusivamente abbandonata alla Mia devozione deve essere considerata la più pura e santa. Non importa cosa faccia, perché verrà presto corretta al cento per cento”

ksipram bhavati dharmàtmà, sasvac chàntim nigacchati
kaunteya pratijànìhi, na me bhaktah pranasyati

“Prontamente diventa virtuosa e ottiene una pace duratura. O figlio di Kuntì!, dichiara audacemente al pubblico che il Mio devoto non perisce mai!”

Ma la qualità di chi si impegna nella Sua devozione esclusiva, ananya-bhajana, è stato definita dalle stesse parole del Signore, sarva-dharmàn parityajya, màm ekam saranam vraja:”Il Mio devoto esclusivo è quello che abbandona ogni tipo di dovere (sarva-dharmàn) e si arrende ai Miei piedi, accettando solamente i suoi doveri verso di Me”.
Essendosi arreso al Signore e superato ogni tipo di obblighi, come può, questo devoto esclusivo (ananya-bhàk), essere visto come un uomo esternamente retto e pio? ( ksipram bhavati dharmàtmà). Questa è un’anomalia.


OCCUPARCI DEL NOSTRO DOVERE VERSO IL CENTRO

Yamaràja, Brahmà, Nàrada, etc., discutevano questo punto senza riuscire a trovare la soluzione. Come può qualcuno che abbandona ogni genere di compromesso, sia  corretto che scorretto, con il proposito di arrendersi esclusivamente ai piedi del Signore Supremo, diventare “virtuoso” nel futuro?
Non trovando la soluzione, mandarono a cercare Srìla Bhaktivinoda Thàkura che avevano visto muoversi nel cielo cantando il Nome del Signore: “Lui è un puro devoto e possiede una profonda conoscenza delle Scritture; chiediamo a lui di spiegare questi versi della Bhagavad-gìtà.
Così lo invitarono, venne e diede il significato. Api cet suduràcàro, bhajate mam ananya-bhàk: Nonostante le sue pratiche esterne, il devoto esclusivo (ananya-bhàk) è accettato (mantavyah) come un santo al cento per cento (sàdhu).
Pertanto, la conclusione è che chi riesce a comprendere questo punto, dichiarando che un devoto esclusivo di Krishna, senza considerare le sue pratiche esterne, è un santo al cento per cento, prontamente diventerà dharmàtma, virtuoso e religioso. Le sue affermazioni e conclusioni sono corrette, e presto la sua condotta diventerà molto pura, ed avrà anche l’opportunità di seguire il sentiero che conduce alla Verità Eterna.
“Così, Arjuna, approfitta di questo e dichiara senza paura al pubblico che il Mio devoto che si è arreso a Me completamente, non rovinerà mai la propria reputazione. Benché venga apparentemente visto fare qualcosa di sbagliato, sarà salvato. Il successo della sua vita è assicurato. Per questa tua dichiarazione, otterrai il beneficio di diventare virtuoso e avere l’opportunità di ottenere la pace spirituale eterna. Chiunque lo comprenda e abbia il coraggio di dichiarare che la reputazione del Mio devoto esclusivo non sarà mai rovinata, a sua volta otterrà l’opportunità di raggiungere questo sentiero di devozione esclusiva e ottenere la pace eterna”.
Poiché possiede la considerazione corretta per la devozione esclusiva, otterrà tutto. Tutto è per il Signore, e non per qualche altra cosa. L’Assoluto è per Se stesso. Che obbediamo o no alle leggi dell’interesse separato o provinciale, dobbiamo senza mancanze obbedire alla regola che tutto è per Lui. Questa è la regola principale, e tutte le altre sono secondarie. Possiamo impegnarci più o meno nei nostri obblighi, ma dobbiamo assolutamente impegnarci nel nostro dovere verso il Centro; questo è il fattore più importante in ogni caso. Così, qualcuno che apprezza e afferma questo senza paura al pubblico deve avere un apprezzamento sostanziale per questa concezione, e sicuramente sopravviverà migliorando molto presto la propria condizione futura. “Lui otterrà il sentiero della pace eterna, cioè il servizio a Me stesso, Krishna”. Questo è il significato fondamentale.
La qualifica più alta in maniera assoluta è che ognuno deve essere dedicato al Centro, oltrepassando l’obbedienza verso qualsiasi altra posizione che possiamo trovare nell’ambiente. Qualcuno che possa sentire, valorizzare e affermare questo, raggiungerà rapidamente tale posizione. Il suo cuore può valorizzare, e ciò costituisce una realizzazione sul sentiero; molto presto sortirà un effetto e il pubblico vedrà: “Oh, anche lui sta entrando in questo sentiero dell’ananya-bhajana, l’esclusiva aderenza al richiamo del Centro Assoluto, il quale costituisce il tutto”.
Dharma significa doveri morali, includendo i doveri verso il padre, la madre, il paese, la società, l’umanità, etc. Ma se qualcuno trascura tutto questo e mantiene una relazione diretta verso di Me, sarà considerato libero da qualsiasi mancanza. Lui si trova nella linea di sarva-dharmàn parityajaya, màm ekam saranam vraja. Sta facendo la cosa giusta, e chi può semplicemente apprezzare questo, molto presto anche lui si trasformerà in qualcuno della stessa classe. Questo è il significato completo.





sabato 14 settembre 2019

"LA CONOSCENZA SENZA KRISHNA DEVE ESSERE ABORRITA" di S.D.G.Bhakti Raksaka Sridhara Deva Goswami.



Generalmente,  jnana, la conoscenza, viene considerata pura. La maggioranza della gente considera jnana molto innocente perché non ha nessuna relazione con l’aspetto grossolano, con le cose materiali. Si ammette sempre che manipolare l’energia materiale grossolana è pericoloso (sasvad abhadram); Le grandi personalità considerano la conoscenza molto pura, innocente e immacolata (jnanam alam niranjanam). Se, però, non è in connessione con Krishna, questa conoscenza deve essere aborrita, rigettata.

naiskarmyam apy, acyuta-bhava-varjitam
na sobhate jnànam, alam niranjanam

   Srìmad-Bhàgavatam 1.5.12

Nello Srìmad-Bhàgavatam viene detto che la conoscenza è ampliamente riconosciuta come immacolata, pura e innocente, ma se non è connessa con il Bene Assoluto Positivo, allora diventa una nemica. Un candidato qualificato considererà le cose in questo modo. Jnana-sùnya-bhakti: La resa è così pura che una qualunque connessione con la conoscenza, considerata innocente e pura, deve essere aborrita. Tale grado di arresa è necessaria per l’associazione superiore con la devozione genuina.
L’incanto delle acquisizioni materiali e la maestria di conoscere tutto, devono essere rigettati (jnana-karmàdy-anàvrtam). Non è possibile, per te, conoscere qualcosa riguardo l’Infinito, sia in magnificenza che in qualità. L’Infinito è un fluire di autocrazia, pertanto, cosa puoi conoscere di Lui? Conoscenza vuol dire qualcosa di più che memorizzare dati relativi o falsi per poi “venderli” al mondo con il fine di soddisfare qualche altra funzione, tali come nome e fama personale. Rinuncia a questo e compromettiti al servizio spontaneo e senza riserva. Questo è nobile e ti condurrà nella regione più nobile.
Così, karma e jnana, la manipolazione della materia e della conoscenza, non vengono fomentati. Alla conoscenza non verrà permesso di entrare in questo “mercato” dove la volontà assoluta e l’autocrazia regnano. Le regole e le regolazioni non possono lavorare in quel luogo. Accumulazione e falsa manipolazione non hanno alcuna importanza, lì.
Solo attraverso l’arresa otterremo questo elevato contatto. L’attitudine di servizio è nostra amica. Siamo delle unità con attitudine di servizio, e servizio significa arrendersi al superiore. Superiore significa “piano incontaminato dalla materia e dalle acquisizioni intellettuali”. Dobbiamo servire questo eccelso piano.   


lunedì 24 giugno 2019

"Un discepolo Kanistha (neofita) non ha la capacità di tollerare un difetto o un errore nel proprio Guru"


"Un discepolo Kanistha (neofita) 
non ha la capacità di tollerare
  un difetto o un errore nel proprio Guru" 

Srila B.R.Sridhara Goswami Maharaja





BHAGAVAD GITA
Cap. 9
Versi 30 - 31

Anche se commettesse l'azione più detestabile, chi è impegnato nel servizio devozionale dev'essere considerato santo perchè è situato con determinazione sul giusto sentiero.

SPIEGAZIONE

Il termine su-duràcàrah, usato in questo verso, è molto significativo e dovremmo cercare di comprenderlo bene. Quando l'essere è condizionato ha la possibilità di compiere due tipi di attività: l'una corrisponde al suo stato condizionato e l'altra al suo stato originale. La prima comprende tutte le attività che sono in rapporto all'esistenza materiale e che sono definite "condizionate", come, per esempio, mantenere il proprio corpo, seguire le leggi dello Stato, della società e così via, attività che sono compiute anche dai devoti perfetti. Ma questi ultimi, che sono pienamente coscienti della loro natura spirituale, fanno in più delle attività spirituali, cioè si impegnano nel servizio di devozione al Signore, nella coscienza di Krishna, attività, queste, che sono in accordo alla loro funzione originale ed eterna e sono conosciute col nome stesso di "servizio di devozione".
Allo stato condizionato, il servizio a Dio e il servizio al corpo, cioè il servizio devozionale e il servizio "condizionato", seguono talvolta vie parallele e talvolta vie opposte. Così, per quanto è possibile, il devoto sta bene attento a non fare nulla che possa rompere l'equilibrio della sua condizione sana perchè sa che la perfezione delle sue attività dipende dalla sua realizzazione progressiva della coscienza di Krishna. Può succedere che un devoto compia una certa azione che in un determinato quadro politico e sociale possa sembrare reprensibile, ma questa "caduta" temporanea non lo squalifica affatto. A questo proposito lo Srìmad-Bhàgavatam afferma che se una persona perfettamente assorta nel servizio trascendentale del Signore Supremo commette un errore, il Signore, dall'interno del suo cuore, la rialza, la "ripulisce" e le perdona l'errore, per quanto grave sia. Il potere di contaminazione della materia è così grande che può sedurre perfino uno yogì pienamente impegnato nel servizio del Signore, ma la coscienza di Krishna ha un potere talmente superiore che rialza subito colui che è caduto. La via del servizio devozionale porta sempre al successo, e nessuno dovrebbe condannare un devoto per aver deviato accidentalmente dal sentiero ideale perchè, come spiega il prossimo verso, non avrà più questi sbandamenti una volta stabilito completamente nella coscienza di Krishna. 
Si deve ricordare che una persona situata nella coscienza di Krishna, che recita con determinazione il mantra Hare Krishhna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, è sempre situata al livello trascendentale, anche in caso di caduta fortuita o accidentale. Le parole sàdhur eva, "è una persona santa", Hanno un tono particolare, perchè avvertono i non devoti di non deridere un devoto del Signore per un suo errore occasionale, ma di vederlo sempre come un santo, cosa che il termine mantavyah sottolinea ancora di più. Chi non osserva questa regola e manca di rispetto a un devoto solo perchè ha momentaneamente deviato, va contro l'ordine del Signore Supremo. L'unica qualifica richiesta al devoto è di essere inflessibilmente ed esclusivamente impegnato nel servizio di devozione.
Nel Nrsimha Puràna c'è la seguente affermazione:

bhagavati ca haràv ananya-cetà
bhrsa-malino 'pi viràjate manusyah
na hi sasa-kalusa-cchabih kadàcit
timira-paràbhavatàm upaiti candrah

Ciò significa che anche se si è impegnati nel servizio devozionale del Signore può capitare di trovarsi coinvolti in attività detestabili che possono essere considerate simili alle macchie sulla luna.
Le macchie che si notano sulla luna non ne offuscano lo splendore. Così è per il devoto; una deviazione occasionale dal sentiero della santità non lo rende condannabile. Non si dovrà tuttavia cadere nell'eccesso opposto e concludere che un devoto del Signore può commettere qualsiasi atto reprensibile nel suo servizio devozionale assoluto; il verso parla solo di errori accidentali dovuti alla terribile forza degli influssi materiali. Servire Krishna con devozione significa in qualche modo dichiarare guerra all'energia illusoria, e finchè il devoto non è abbastanza forte da respingere gli assalti di maya, rischia eventuali cadute. Ma come abbiamo già detto, ogni pericolo sarà eliminato non appena il devoto avrà acquisito la necessaria fermezza. Nessuno deve dunque avvalersi di questo verso per commettere atti infami, pur continuando a considerarsi un devoto del Signore. Non migliorare il proprio comportamento, nonostante la pratica del servizio di devozione, rivela una mancanza di coscienza spirituale.

Molto presto si corregge e raggiunge una pace duratura. Proclamalo pure con forza, o figlio di Kuntì, il Mio devoto non perirà mai.

SPIEGAZIONE

Non dobbiamo fraintendere il significato di questo verso. Nel settimo capitolo, il Signore insegnava che colui che agisce male non può diventare un Suo devoto. E chiunque non sia un devoto del Signore è sprovvisto di ogni buona qualità. Come si può dunque essere puri devoti se per accidente o per intenzione si agisce in modo abominevole, come un miscredente? I miscredenti, come li descrive il settimo capitolo, non si offrono mai al servizio del Signore e, come conferma lo Srìmad-Bhàgavatam, sono sprovvisti di ogni buona qualità. Il devoto, invece, che è impegnato al servizio del Signore secondo le nove vie menzionate precedentemente, procede ad una purificazione che toglie dal suo cuore ogni contaminazione materiale. Poichè tiene nel cuore il Signore Supremo, il devoto viene subito lavato dalla contaminazione dei suoi peccati, e pensando costantemente a Lui ritrova la sua naturale purezza. Grazie al costante ricordo della Persona Suprema, la purificazione rimane nel cuore del devoto, che non ha perciò alcun bisogno di compiere i riti purificatori prescritti nei Veda per coloro che cadono da una posizione elevata. Per proteggersi da ogni eventuale caduta e liberarsi per sempre da ogni contaminazione materiale il devoto deve solo recitare o cantare senza interruzione il mahà-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. 




venerdì 31 maggio 2019

"Costretti ad Inchinarci" di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

La seguente conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta
Swami Prabhupada e un ospite si è svolta nel settembre del 1968
al Centro Hare Krishna di Seattle

Ospite: Puoi spiegare che cosa è la sottomissione?

Srila Prabhupada: Sottomissione? Sì è semplice. Tutti devono essere sottoposti a qualcun altro. Tu non sei sottoposto a qualcuno?

Ospite: A livello materiale sì, ma spiritualmente non mi sento subordinato a nessuno.
 
Srila Prabhupada: Se comprendi il significato della vita spirituale, capirai che anche tu sei subordinato perché la tua natura è di essere subordinato. Che cosa intendi per spirituale e materiale?

Ospite: Bene, per esempio nel lavoro sono sottoposto al mio capo, ma per quanto riguarda il mio vero essere, quello spirituale, non mi sento sottoposto al mio capo né a nessun altro. In altre parole, non sento di dovermi inchinare davanti a nessuno, né che qualcun altro debba inchinarsi davanti a me.

Srila Prabhupada: Perché non vuoi inchinarti?

Ospite: Perché penso che non devo niente a nessuno, né che qualcuno mi debba qualcosa.

Srila Prabhupada: Ecco, è proprio questa la malattia materiale. Siamo obbligati ad inchinarci, tuttavia pensiamo di non doverlo fare. Questa è la malattia.

Ospite: Nessuno può costringermi ad inchinarmi.

Srila Prabhupada: Cerca di capire. Dici di non volerti inchinare — è giusto?

Ospite: Sì, fondamentalmente è vero.

Srila Prabhupada: Perché?

Ospite: Perché non mi sento inferiore a nessuno.

Srila Prabhupada: Questa è la malattia dell’esistenza materiale. Hai diagnosticato la tua malattia. Tutti pensano: “Voglio essere il padrone. Non voglio inchinarmi.” Tutti pensano così. Non sei il solo ad avere questa malattia; tutti hanno questa mentalità malata: “Perché devo inchinarmi? Perché devo essere sottoposto?” La natura però mi costringe ad essere sottoposto. Ora, perché le persone muoiono? Sai rispondere a questa domanda?

Ospite: Perché le persone muoiono?

Srila Prabhupada: Sì, nessuno vuole morire, eppure tutti muoiono. Perché?

Ospite: Sì, la morte è una realtà biologica.

Srila Prabhupada: Questo significa che la biologia è una forza! Tu sei sottoposto alla biologia. Allora perché dici di essere indipendente?

Ospite: Sì, sento di esserlo.

Srila Prabhupada: Ti sbagli. Questo è il punto. Tu sei sottoposto alla biologia e devi inchinarti. Quando viene la morte non puoi dire: “Oh, io non ti obbedisco.” Perciò tu non sei indipendente.

Ospite: Sì, io sono subordinato a Dio.

Srila Prabhupada: No, per ora lascia da parte Dio. Dio è molto lontano. Ora stiamo parlando della natura materiale. Cerca di capire che sebbene tu non voglia morire, sei costretto a morire perché non sei indipendente.

Ospite: Oh, sì, questo va bene.

Srila Prabhupada: Allora puoi comprendere la tua posizione di essere subordinato. Non puoi affermare: “Sono libero; sono indipendente.” Se pensi di non voler essere subordinato, di non doverti inchinare, allora sei malato.

Ospite: Va bene. Ma a chi o a che cosa dovrei inchinarmi?

Srila Prabhupada: Prima di tutto cerca di capire bene qual è la tua malattia. Poi ti prescriveremo la medicina. T’inchini alla morte, t’inchini alla malattia, t’inchini alla vecchiaia — t’inchini davanti a moltissime cose. Sei costretto ad inchinarti, tuttavia pensi ancora: “Non posso inchinarmi; non mi piace inchinarmi.” Però devi inchinarti. Perché dimentichi la tua posizione? Questa dimenticanza è la tua malattia. Il passo successivo è capire che poiché sei costretto ad inchinarti, devi trovare il modo di essere felice anche inchinandoti. E questo è Krishna. Dovrai continuare ad inchinarti, perché sei fatto per questo, ma se t’inchini a Krishna e al rappresentante di Krishna, sarai felice. Questa è la differenza.
Se non t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai costretto ad inchinarti a qualcos’altro, a maya [la natura materiale di Krishna]. Questa è la tua posizione. Non sarai mai libero. Se invece t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai felice. Per esempio, un bambino s’inchina sempre davanti ai suoi genitori ed è felice. Sua madre dice: “Mio caro figlio, per piacere vieni a sederti qui.” “Sì,” dice il bambino ed è felice. Questa è la natura della relazione del bambino con sua madre. Nello stesso modo Krishna e il Suo rappresentante sono come genitori amorevoli e noi siamo come bambini indifesi nelle grinfie di maya. Se invece c’inchiniamo davanti a loro saremo salvi e felici. Perciò non puoi evitare d’inchinarti — non è possibile. Devi solo trovare le persone adatte a cui inchinarti. Questo è tutto. Se pensi artificiosamente: “Non m’inchinerò davanti a nessuno; sono indipendente,” allora soffrirai. Devi inchinarti soltanto davanti alle persone giuste — cioè a Krishna e al Suo rappresentante.

giovedì 30 maggio 2019

VARNASRAMA-DHARMA di Srila Bhaktivedanta Swami Prabhupada

In qualsiasi parte del mondo, la società umana si divide in quattro gruppi sociali e quattro gruppi spirituali. I quattro gruppi sociali sono costituiti dal gruppo intellettuale, dal gruppo amministrativo e militare, da quello produttivo e da quello operaio. Ciò che determina l'appartenenza all'uno o all'altro dei gruppi non è un criterio ereditario, ma sono le qualità dell'individuo e la natura della sua occupazione. I quattro gruppi spirituali, invece, corrispondono ai quattro stadi della vita, cioè il periodo degli studi, di vita familiare, di vita ritirata e di vita devozionale. Queste divisioni sono necessarie nell'interesse di tutti, altrimenti nessuna istituzione sociale può crescere in modo sano. E per ciascuno di questi gruppi lo scopo dev'essere quello di soddisfare Dio, l'autorità suprema.
Questo sistema sociale, metodo naturale di sviluppo di una società civilizzata, prende il nome di varnàsrama-dharma. L'istituzione del varnàsrama è concepita per permettere di realizzare la Verità Assoluta, e non per favorire il dominio ingiustificato di un gruppo sugli altri. Ma quando, per un eccessivo attaccamento al piacere dei sensi (indriya-prìti), si dimentica il fine dell'esistenza, cioè realizzare la Verità Assoluta, gli egoisti abusano di questo sistema e si ergono a dominatori sui gruppi più deboli. Questo dominio ingiustificato è cosa ordinaria nel kali-yuga, l'età della discordia; ma gli uomini ancora sani di mente sanno bene che l'unico scopo della divisione della società in quattro gruppi sociali e quattro gruppi spirituali è quello di armonizzare i rapporti sociali per favorire pensieri più elevati e facilitare la realizzazione spirituale.
Il fine dell'esistenza, cioè la più alta perfezione possibile grazie al varnàsrama-dharma, è cooperare nel servire e soddisfare il Signore Supremo.