“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




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sabato 5 ottobre 2019

"LA CONCEZIONE PIU’ ELEVATA DI CONDOTTA" di Sua Divina Grazia B.R.Sridhara Deva Goswami



Un giorno, Srìla Bhaktivinoda Thàkura stava cantando il nome del Signore, e per la sua dolce volontà, divagava per il cielo. Improvvisamente si rese conto di trovarsi vicino Yamàlaya, dove il signore della morte Yama mantiene la propria corte con il compito di giudicare i peccatori di questo mondo. Lì si trovavano anche Brahmà, Nàrada, Siva e altri che discutevano con Yamaràja il significato dei due sloka enunciati da Srì Krishna nella Bhagavad-gìtà (9.30,31); non riuscivano, però, a risolvere il problema di discernere il significato appropriato degli sloka.

api cet suduràcàro, bhajate màm ananya-bhàk
sàdhur eva sa mantavyah, samba vyavasito hi sah

“Benchè esternamente una persona possa essere vista commettere molti peccati, se è esclusivamente abbandonata alla Mia devozione deve essere considerata la più pura e santa. Non importa cosa faccia, perché verrà presto corretta al cento per cento”

ksipram bhavati dharmàtmà, sasvac chàntim nigacchati
kaunteya pratijànìhi, na me bhaktah pranasyati

“Prontamente diventa virtuosa e ottiene una pace duratura. O figlio di Kuntì!, dichiara audacemente al pubblico che il Mio devoto non perisce mai!”

Ma la qualità di chi si impegna nella Sua devozione esclusiva, ananya-bhajana, è stato definita dalle stesse parole del Signore, sarva-dharmàn parityajya, màm ekam saranam vraja:”Il Mio devoto esclusivo è quello che abbandona ogni tipo di dovere (sarva-dharmàn) e si arrende ai Miei piedi, accettando solamente i suoi doveri verso di Me”.
Essendosi arreso al Signore e superato ogni tipo di obblighi, come può, questo devoto esclusivo (ananya-bhàk), essere visto come un uomo esternamente retto e pio? ( ksipram bhavati dharmàtmà). Questa è un’anomalia.


OCCUPARCI DEL NOSTRO DOVERE VERSO IL CENTRO

Yamaràja, Brahmà, Nàrada, etc., discutevano questo punto senza riuscire a trovare la soluzione. Come può qualcuno che abbandona ogni genere di compromesso, sia  corretto che scorretto, con il proposito di arrendersi esclusivamente ai piedi del Signore Supremo, diventare “virtuoso” nel futuro?
Non trovando la soluzione, mandarono a cercare Srìla Bhaktivinoda Thàkura che avevano visto muoversi nel cielo cantando il Nome del Signore: “Lui è un puro devoto e possiede una profonda conoscenza delle Scritture; chiediamo a lui di spiegare questi versi della Bhagavad-gìtà.
Così lo invitarono, venne e diede il significato. Api cet suduràcàro, bhajate mam ananya-bhàk: Nonostante le sue pratiche esterne, il devoto esclusivo (ananya-bhàk) è accettato (mantavyah) come un santo al cento per cento (sàdhu).
Pertanto, la conclusione è che chi riesce a comprendere questo punto, dichiarando che un devoto esclusivo di Krishna, senza considerare le sue pratiche esterne, è un santo al cento per cento, prontamente diventerà dharmàtma, virtuoso e religioso. Le sue affermazioni e conclusioni sono corrette, e presto la sua condotta diventerà molto pura, ed avrà anche l’opportunità di seguire il sentiero che conduce alla Verità Eterna.
“Così, Arjuna, approfitta di questo e dichiara senza paura al pubblico che il Mio devoto che si è arreso a Me completamente, non rovinerà mai la propria reputazione. Benché venga apparentemente visto fare qualcosa di sbagliato, sarà salvato. Il successo della sua vita è assicurato. Per questa tua dichiarazione, otterrai il beneficio di diventare virtuoso e avere l’opportunità di ottenere la pace spirituale eterna. Chiunque lo comprenda e abbia il coraggio di dichiarare che la reputazione del Mio devoto esclusivo non sarà mai rovinata, a sua volta otterrà l’opportunità di raggiungere questo sentiero di devozione esclusiva e ottenere la pace eterna”.
Poiché possiede la considerazione corretta per la devozione esclusiva, otterrà tutto. Tutto è per il Signore, e non per qualche altra cosa. L’Assoluto è per Se stesso. Che obbediamo o no alle leggi dell’interesse separato o provinciale, dobbiamo senza mancanze obbedire alla regola che tutto è per Lui. Questa è la regola principale, e tutte le altre sono secondarie. Possiamo impegnarci più o meno nei nostri obblighi, ma dobbiamo assolutamente impegnarci nel nostro dovere verso il Centro; questo è il fattore più importante in ogni caso. Così, qualcuno che apprezza e afferma questo senza paura al pubblico deve avere un apprezzamento sostanziale per questa concezione, e sicuramente sopravviverà migliorando molto presto la propria condizione futura. “Lui otterrà il sentiero della pace eterna, cioè il servizio a Me stesso, Krishna”. Questo è il significato fondamentale.
La qualifica più alta in maniera assoluta è che ognuno deve essere dedicato al Centro, oltrepassando l’obbedienza verso qualsiasi altra posizione che possiamo trovare nell’ambiente. Qualcuno che possa sentire, valorizzare e affermare questo, raggiungerà rapidamente tale posizione. Il suo cuore può valorizzare, e ciò costituisce una realizzazione sul sentiero; molto presto sortirà un effetto e il pubblico vedrà: “Oh, anche lui sta entrando in questo sentiero dell’ananya-bhajana, l’esclusiva aderenza al richiamo del Centro Assoluto, il quale costituisce il tutto”.
Dharma significa doveri morali, includendo i doveri verso il padre, la madre, il paese, la società, l’umanità, etc. Ma se qualcuno trascura tutto questo e mantiene una relazione diretta verso di Me, sarà considerato libero da qualsiasi mancanza. Lui si trova nella linea di sarva-dharmàn parityajaya, màm ekam saranam vraja. Sta facendo la cosa giusta, e chi può semplicemente apprezzare questo, molto presto anche lui si trasformerà in qualcuno della stessa classe. Questo è il significato completo.





lunedì 27 maggio 2019

SALTANDO ALLE CONCLUSIONI


La filosofia del Dr. Ranocchio 

Un'occhiata ai limiti dei nostri sensi e della nostra mente.

di Drutakarma dasa


C’era una volta una comunità di ranocchi che viveva in un pozzo vicino all’Oceano Atlantico. Nessuno di loro era mai stato fuori dal pozzo né conosceva qualcosa del mondo.
Un giorno un giovane ranocchio particolarmente atletico riuscì a saltare fuori dal pozzo e iniziò la sua esplorazione. Quando arrivò alla spiaggia e vide l’oceano rimase sbalordito. Non aveva mai visto nulla di simile e corse precipitosamente al pozzo per raccontare la sua scoperta. Il giovane ranocchio tornò al pozzo e chiese concitatamente di vedere il ranocchio più sapiente della comunità. Il vecchio ranocchio conosceva tutto ciò che c’era da sapere sulla sociologia, la storia e la geografia del mondo contenuto nel pozzo. Era un autentico depositario della conoscenza ranesca. Chiamiamolo Dr. Ranocchio.



“Dove sei stato?” chiese il Dr. Ranocchio al giovane esploratore. “Cos’hai visto?”.
“Ho visto una vasta distesa d’acqua”, rispose il giovane ranocchio.
“Quanto vasta? Era grande due volte il nostro pozzo?” E il Dr. Ranocchio si gonfiò un po’ apprezzando l’enorme vastità di quell’acqua.
“No, no, signore. E’ molto più grande. Sapete…”
“Era grande quattro volte il nostro pozzo?” Il Dr. Ranocchio si gonfiò un po’ di più.
“No, no, signore. Molto, molto più grande”.
“Dieci volte il nostro pozzo? Il Dr. Ranocchio si gonfiò prodigiosamente.
“No, non capite!”
A questo punto il Dr. Ranocchio si gonfiò di più e scoppiò.

Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, fondatore in Occidente del Movimento per la Coscienza di Krishna, ha spesso raccontato questa storia per mettere in luce le limitazioni della scienza quando è applicata a questioni fondamentali quali l’origine dell’universo o l’esistenza e la natura di Dio. Gli stessi scienziati ammettono tali limitazioni. Nel 1980, Kenneth E. Boulding, presidente dell’Associazione Americana per lo Sviluppo della Scienza, affermò nel suo discorso al convegno annuale dell’organizzazione: “La cosmologia…è presumibilmente poco sicura, in quanto si limita a studiare un universo grandissimo basandosi su di un campione piccolo e mutevole. Noi lo abbiamo osservato attentamente soltanto per una minuscola frazione dell’arco totale del suo tempo e conosciamo a fondo una frazione ancora minore della sua ampiezza totale nello spazio”.
Le critiche di Srila Prabhupada alla conoscenza materiale riecheggiano la conoscenza contenuta nella letteratura vedica, il grande corpo di scritti filosofici indiani. Migliaia di anni fa i saggi vedici analizzarono le ragioni per cui la conoscenza acquisita attraverso i sensi materiali e la mente è imperfetta.
Prima di tutto i sensi in se stessi sono limitati e imperfetti. Secondo, siamo portati a cadere con facilità nell’illusione. Terzo, siamo soggetti all’errore. E quarto, tendiamo ad ingannare, a sostenere di essere in possesso della verità, mentre le basi della nostra conoscenza non sono solide.
Diamo ora uno sguardo ravvicinato a questi ostacoli della conoscenza acquisita con i nostri sensi materiali.

SENSI IMPERFETTI
Il primo problema che ci troviamo ad affrontare quando cerchiamo di ottenere informazioni accurate sul mondo esterno è la limitazione fisiologica dei nostri sensi o “soglia di percezione”. Prendiamo gli occhi, per esempio. Possiamo vedere solo una microscopica frazione dello spettro elettromagnetico totale. Un’onda elettromagnetica ha una gamma di lunghezza che si estende da un quadrilionesimo di metro a 100 milioni di metri. E di questo immenso apparato energetico possiamo solo vedere onde lunghe tra i 400 e i 750 millimicron (il millimicron è un miliardesimo di metro). Il viola si colloca all’incirca nella gamma dei 400 millimicron, il blu nei 450 circa, il verde nei 500 circa, il giallo nei 600 circa, e il rosso nei 700 circa. Qualsiasi cosa al di fuori di questa banda è invisibile ai nostri occhi.
Il nostro udito ha le stesse limitazioni. Le onde sonore vengono misurate in hertz o cicli al secondo. L’udito umano si estende dai 20 ai 20.000 hertz. Non riusciamo a sentire nessuna vibrazione al di sotto o al di sopra di questa gamma.
Se prendiamo in esame ciascuno degli altri sensi, li troveremo limitati nello stesso modo.
Perciò i nostri sensi sono imperfetti. Che dire, quindi, degli strumenti scientifici? Possono aiutarci ad ottenere conoscenze più perfette? In realtà, no. Rendono soltanto le cose più complicate. Il fisico Eugene Wigner, premio Nobel, mette in rilievo: “Persino se fotografiamo le stelle, dobbiamo probabilmente far intervenire i nostri sensi per capire ciò che mostra la fotografia. In sostanza, è chiaro che tutta la conoscenza ci arriva tramite i nostri sensi. Perciò, anche se ampliata o raffinata dagli strumenti, qualsiasi tipo di conoscenza basata sulla percezione sensoriale, non è più perfetta dei nostri sensi imperfetti”.

ILLUSIONE
Il nostro secondo difetto è quello di essere soggetti all’illusione. Molti di noi avranno provato a guidare un’automobile sull’autostrada in una giornata calda e avranno visto davanti a sé qualcosa che sembrava acqua, per poi scoprire che lì non c’era nulla. Perciò, anche se il Dr. Ranocchio fosse potuto uscire dal suo pozzo e avesse visto l’oceano, i suoi problemi di percezione non sarebbero stati per questo risolti. “E’ possibile che mi sbagli pensando che quella nuda striscia blu che sembra esservi là sia il mare”, dice il Dr. R.L. Gregory, direttore del Laboratorio di Percezione Mentale dell’Università di Bristol in Inghilterra. “Potrebbe probabilmente essere un sogno o potrei essere drogato. E’ poco probabile, ma possibile; perciò non ho alcuna certezza delle mie percezioni”.
Gli psicologi e gli altri studiosi della percezione hanno effettuato molte ricerche sull’illusione, in particolar modo nel campo dell’illusione ottica. Anche il senso del tatto è fortemente influenzato dall’illusione. Se la nostra mano è sufficientemente calda, l’acqua “calda” sembrerà fredda. E, al contrario, se la mano è fredda, l’acqua “fredda” sembrerà calda. Questo fenomeno porta a casi in cui è possibile percepire simultaneamente la stessa acqua come calda o come fredda. Se assaggiamo un’arancia dopo aver assaggiato dello zucchero, l’arancia avrà un gusto aspro, ma dopo un limone avrà un gusto dolce. Anche le illusioni uditive sono comuni, come dimostra chiaramente l’abilità del ventriloquio. Ma c’è anche un altro modo in cui la percezione normale ci pone in uno stato illusorio: gli oggetti dei nostri sensi variano continuamente di attimo in attimo. Non sono caratteristiche stabili della realtà. Questa difficoltà diviene particolarmente evidente quando proviamo a catalogare questi oggetti.
Nel suo libro Distorsione psicologica e sociale dell’Informazione, Charles K. West, professore di psicologia educativa dell’Università dell’Illinois, dice: “Chiamare un oggetto “carta” conferisce un senso di fissità che a volte maschera il fatto che si tratti di apparenza temporanea, di esistenza temporanea nel tempo e nello spazio”. La stessa osservazione è racchiusa nello Srìmad-Bhàgavatam, un trattato classico di filosofia che risale a cinquemila anni fa. Il Bhàgavatam descrive la manifestazione cosmica come “mondo dei nomi”. Nel suo commento a questo brano, Srila Prabhupada spiega: “L’intera manifestazione materiale è soltanto un gioco di nomi; infatti non è altro che una sconcertante creazione di materia come terra, acqua e fuoco. I fabbricati, i mobili, le automobili, le case, i mulini, le fabbriche, le industrie, la pace, la guerra e persino la più alta perfezione della scienza materiale, in particolar modo l’energia atomica e gli elettroni, non sono che gli incredibili nomi degli elementi materiali con le loro reazioni concomitanti”.

ERRORI
Un’altra difficoltà nella percezione sensoriale è che siamo soggetti all’errore. Il Dr. Gregory di Bristol (specialista del cervello) dice: “La scienza, con tutti i drammatici successi, ha anche generato dal suo inizio errori grossolani; le stelle come spilli in un globo di cristallo, l’elettricità e il calore come fluidi, il cervello come organo per il raffreddamento del sangue… Queste sono deviazioni drammatiche rispetto a ciò che noi ora sappiamo essere vero; e quando lo scoprirono ci furono deviazioni rispetto a ciò che allora sembrava essere vero”.
Un esempio recente di tali errori riguarda il brontosauro, meglio conosciuto come dinosauro, generalmente dipinto come un gigante dai denti smussati e dal muso rincagnato. Parlando dello scheletro in mostra nel Canergie Institute, il direttore del museo David Berman ammette: “Ha la testa sbagliata. Ci sono altri quattro musei che hanno in mostra scheletri di brontosauri e tutti hanno la testa sbagliata”. Si scopre adesso che i brontosauri avevano denti appuntiti e il muso allungato. La confusione sembra aver avuto inizio nel 1881, quando un rispettato paleontologo di Yale usò lo scheletro di un brontosauro, recuperato nel Colorado, per mettere insieme la prima raffigurazione dell’enorme rettile. Dice Berman: “Usò, in effetti, una testa trovata a tre o quattro miglia di distanza dallo scheletro, all’insaputa di tutti”. Il Prof. John McIntosh dell’Università di Wesleyan dice: “Fu una supposizione. Generalmente le sue supposizioni erano esatte in questo campo, ma quella volta sbagliò”.
 Un altro caso. Tre astronomi hanno recentemente scoperto un errore significativo nella Costante di Hubble, un’equazione usata come metro per misurare le enormi distanze dell’universo. La Costante di Hubble, così chiamata dal nome dell’astronomo Edwin P. Hubble, fu sottoposta a un numero tale di correzioni dal momento in cui l’astronomo l’aveva formulata, che molti scienziati la definiscono ora ironicamente: “la variabile di Hubble”. E’ chiaro che, a causa dei sensi imperfetti e della mente incline all’illusione, gli errori sono inevitabili.

INGANNO
Errare è umano, si dice, ma sfortunatamente a volte gli esseri umani vanno al di là dell’innocente errore e propagano deliberatamente falsità. Gli scienziati non ne sono immuni.
Per molti anni i libri di testo sull’evoluzione citavano normalmente l’Uomo di Piltdown per testimoniare la discendenza degli esseri umani da un antenato simile alla scimmia.
Nel 1912 gli archeologi portarono alla luce un cranio umanoide e una mandibola di scimmia da una cava di ghiaia a Piltdown, nelle isole britanniche. Si pensò che le ossa facessero parte della stessa creatura che fu debitamente ricostruita nella sua totalità e collocata nel British Museum come esempio della fase di transizione tra l’antica scimmia e l’uomo moderno. Nel 1953, però, alcuni ricercatori scoprirono che la mandibola attribuita all’Uomo di Piltdown aveva un’origine molto più recente e che era stata sottoposta a decolorazione per farle assumere l’apparenza di un fossile. Qualcuno, inoltre, ne aveva levigato i denti per cambiarne l’aspetto. In altre parole, l’Uomo di Piltdown era una frode evidentemente architettata da uno degli scopritori.
I Comitati del Congresso degli U.S.A. hanno indagato su asserzioni che imputerebbero di falso gli scienziati che lavorano con sovvenzioni dell’Istituto Federale di Ricerca perché falsificherebbero d’abitudine i loro esperimenti per ottenere il denaro. Il Los Angeles Times ha riportato: “Durante una delle sedute del congresso, il Dr. John long ammise sotto giuramento di aver falsificato i risultati della ricerca in un esperimento condotto sulla malattia di Hodgkin nel famoso Massachusetts General Hospital di Boston. Ammise anche di aver tenuto nascosta la scoperta fatta dai suoi collaboratori che le cellule da lui definite per anni cancerose umane, appartenevano in realtà a una scimmia crisotrice (scimmia dei Cebidi dell’America tropicale).
Tali incidenti non fanno altro che provocare grande costernazione nella comunità scientifica, preoccupata che la crescente sfiducia del pubblico verso la scienza provochi una riduzione nell’assegnazione dei fondi. Tuttavia, sembra che gli scienziati godano di una fiducia ancora abbastanza solida da parte del pubblico. Nel suo libro sull’informazione distorta, il Dr. Charles West dice: “L’informazione scientifica non deve essere soggetta alle insidie intellettuali ed emotive che influenzano le persone comuni. L’uso stesso del termine scientifico implica per molte persone che l’informazione sia altamente significativa, indiscutibile, spassionata, obiettiva, irreprensibile, non dogmatica e altamente razionale”.
Tuttavia, non è sempre così. Come osserva astutamente il Dr. West: “Gli scienziati hanno una visione del mondo che è relativa alle loro necessità e attitudini, ai loro valori e interessi, concetti e strutture proprio come qualsiasi altra persona, e le loro osservazioni e scoperte sono influenzate da questi fattori”.
Uno dei problemi è che la stragrande maggioranza degli scienziati è impiegata presso grandi istituzioni, in genere le maggiori università, le grandi società o il governo. Gli scienziati, quindi, oltre a essere ostacolati da tutte le imperfezioni della percezione sensoriale, sono sotto costante pressione per modificare le loro scoperte affinché siano soddisfatte le necessità delle istituzioni per le quali lavorano.
Come nota il Dr. West:  “Il controllo agisce in tutte le fasi di ricerca, inclusa la selezione, l’analisi dei dati, la formazione dell’ipotesi e la soluzione o l’articolazione delle scoperte”.

CONOSCENZA PERFETTA
Considerando tutto ciò, dovremmo essere fortemente dubbiosi sul modo in cui viene dipinto l’universo dagli scienziati, per non parlare delle loro idee su quesiti fondamentali quali l’origine della vita e l’esistenza di Dio. Questo significa che non potremo mai sperare di ottenere risposte a questi quesiti? No, ma significa che dobbiamo trovare un altro sistema per ottenerle.
Secondo la letteratura vedica, il modo per conoscere perfettamente le risposte a questi fondamentali quesiti è chiamato avaroha-panthà, la via discendente della conoscenza. Essa è in netta opposizione rispetto alla via ascendente della scienza materiale, il metodo di ricerca speculativa che si serve di mente e di sensi imperfetti. Come abbiamo visto, questa via ascendente non potrà mai portare alla conoscenza sicura. In quella discendente, invece, accettiamo la conoscenza da una sorgente perfetta, situata al di là dei nostri quattro difetti. Solo in questo modo potremo aggirare tali ostacoli e ottenere la conoscenza di Dio.
Consideriamo la situazione difficile in cui viene a trovarsi un uomo che non sa chi sia suo padre, perché il padre lasciò la casa prima della sua nascita. Come può il figlio accertare con sicurezza l’identità del padre? Un’alternativa per il figlio potrebbe essere quella di informarsi personalmente presso milioni di uomini, il che ovviamente sarebbe un noioso e probabilmente poco fruttuoso tentativo. Questa è la via ascendente della conoscenza. Un’altra possibile alternativa potrebbe essere che l’uomo s’informi direttamente sull’identità del padre presso sua madre. Questo metodo, l’unico metodo con una speranza di certezza, è la via discendente della conoscenza.
Il problema, naturalmente, consiste nel trovare la sorgente della conoscenza perfetta, come abbiamo prima messo in rilievo. Tale sorgente è particolarmente necessaria quando si cerchino risposte a quesiti sull’origine della vita e su argomenti riguardanti l’esistenza e la natura di Dio, in altre parole la Verità Assoluta.
I devoti di Srì Krishna considerano la letteratura vedica la sorgente primaria della perfetta conoscenza a proposito della Verità Assoluta. Occorre ammettere anche che è necessaria una certa quantità di fede per intraprendere il procedimento di realizzazione della verità contenuto nella conoscenza vedica, un procedimento conosciuto come bhakti-yoga , o servizio devozionale. Questa fede, tuttavia, non è differente dalla fede che è necessaria a una matricola di un corso di chimica per iniziare i suoi studi. Lo studente non può essere sicuro che gli esperimenti funzioneranno o che le informazioni contenute nei libri di testo siano esatte (in effetti, come abbiamo visto, è probabile che alcune non lo siano), ma ha fede nel suo professore, un esperto di chimica, e in tutti quelli che lo hanno preceduto, che hanno terminato il corso e gli studi e hanno confermato la loro piena fiducia nell’autenticità di quel ramo di conoscenza.
Similmente, quando un discepolo inizia il servizio devozionale si pone sotto la guida di un maestro spirituale, un esperto del servizio di devozione che insegna la conoscenza contenuta nella letteratura vedica e ha personalmente realizzato la Verità Suprema. Il neofita incontra anche altri devoti più avanzati che hanno realizzato parzialmente la Verità Suprema nella pratica del bhakti-yoga. Così egli stesso comincia a realizzare la conoscenza trascendentale mentre  continua a servire il Signore.
Per questa ragione la conoscenza che deriva dalla pratica del bhakti-yoga, sebbene al di fuori del campo dei sensi materiali e della mente, è scientifica, e lo è ancora più di ciò che normalmente accettiamo come fatto scientifico.
La letteratura vedica ci spiega che la conoscenza perfetta ha origine da Dio, la Persona Suprema, che è il Creatore e ha il controllo dell’intera manifestazione materiale. Se desideriamo comprendere il significato fondamentale di un quadro dobbiamo avvicinare l’artista che lo ha dipinto. Il pittore è la migliore sorgente di conoscenza per la comprensione dell’opera da lui creata. Similmente, il Signore Supremo è la migliore sorgente di conoscenza dell’universo. Egli non è intralciato dai difetti dei comuni esseri umani. I Suoi sensi sono perfetti e illimitati ed è completamente libero dalla propensione all’illusione, all’errore e all’inganno.
All’inizio della creazione Srì Krishna insegnò la perfetta conoscenza vedica a Brahmà, il primo essere creato dell’universo. Brahmà ripetè poi la stessa conoscenza perfetta a Nàrada, suo figlio e discepolo. Nàrada, a sua volta, la insegnò al saggio Vyasa, che la ripetè a Sukadeva Gosvàmì, suo figlio e discepolo. In questo modo la conoscenza vedica è arrivata ai nostri giorni attraverso una catena di successione di maestri. A un certo punto gli insegnamenti vedici furono messi per iscritto.
I testi vedici di maggiore importanza, come la Bhagavad-gìtà, contengono le esatte parole pronunciate da Dio, la Persona Suprema.
A differenza delle altre scritture che forniscono solo gli elementi più rudimentali della creazione, la letteratura vedica fornisce elementi particolareggiati sull’origine della manifestazione cosmica, dall’atomo ai vari sistemi planetari.
Il sistema migliore per conseguire la conoscenza perfetta è avvicinare un maestro spirituale autentico nella successione di maestri che risale a Dio la Persona Suprema, e studiare la letteratura vedica seguendo le sue istruzioni. La Bhagavad-gìtà consiglia: “Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale. Ponigli delle domande con sottomissione e servilo. Le anime realizzate possono trasmetterti la conoscenza perché hanno visto la verità”. E la Mundaka Upanisad afferma: “Per imparare la scienza trascendentale si deve avvicinare un maestro spirituale che faccia parte di una genuina successione di maestri spirituali e che sia fisso nella Verità Assoluta”. Il legame con il maestro spirituale è a tal punto importante che il discepolo tradizionalmente prega: “Offro i miei rispettosi omaggi al mio maestro spirituale, che con la torcia della conoscenza ha aperto i miei occhi accecati dal buio dell’ignoranza”.
Accettando la conoscenza trascendentale trasmessa dalla catena dei puri devoti di Krishna, si possono superare i difetti della mente e dei sensi materiali e raggiungere la comprensione scientifica della Verità Assoluta. L’alternativa è la filosofia del Dr. Ranocchio, che in ultima analisi è una rovina totale.   
 


domenica 5 maggio 2019

"Ognuno sta cercando il Rasa..." di Srila B.R.Sridhara Deva Gosvami Maharaja



Ognuno sta cercando il rasa, il piacere. Lo status del rasa è il più elevato. Come persone abbiamo la nostra natura soggettiva, ma il rasa, il piacere, ha la propria esistenza super-soggettiva. E’ una persona. Il rasa è akhila rasamrita murtih, la riserva di tutto il piacere. Egli è Krishna. Il rasa è Krishna. Non vi può essere rasa in nessun altro luogo se non in Krishna. Lui è la fonte originale di tutti i differenti tipi di rasa. Così, per nostra natura costituzionale, dobbiamo cercare Krishna.

Nel Brahma-sutra è detto: “Indaga riguardo la causa suprema di questo mondo. Cerca!”. Da dove vengono tutte le cose? Come mantengono la loro esistenza? Per mezzo di chi? E, per ultimo, dove va a finire tutto dopo la morte? Questo è brahman, spirito, il piano più essenziale da dove tutto emana, dove tutto permane e, finalmente, dove tutto rientra. Dov’è il brahman? Il Brahma-sutra ci consiglia di porci delle domande sulla causa principale, quella che soddisfa tutti. Srì Caitanya la sostituì, lo Srimad Bhagavatam la sostituì con Krishnanusandhana: la ricerca di Srì Krishna.
Brahma-jijnasa, la ricerca dello spirito, è una cosa arida. E’ solo l’esercizio della tua facoltà di pensiero, una truffa della ragione. Lasciala dov’è. Comincia la ricerca di Srì Krishna e spegni la sete del tuo cuore. Rasa jijnasa, raso vai sah. Le cose acquisite dalla tua ragione non ti soddisferanno. Jnana, la conoscenza, non può, in realtà, spegnere la tua sete; invece di brahma-jijnasa, accetta Krishnanusandana e comincia la ricerca di Srì Krishna.
Dov’è Krishna? La nostra vera esigenza sarà soddisfatta solo ottenendo il servizio a Krishna, e da nessun’altra cosa. Dobbiamo cercare di soddisfare le esigenze più profonde del nostro cuore. A noi non interessa sapere dove siamo o chi è che controlla tutto, bensì desideriamo realmente spegnere la nostra sete per il rasa, madhurya, la dolcezza. Non dobbiamo ricercare la conoscenza o il controllore di questo mondo; dobbiamo cercare il rasa, anandam, la bellezza e il fascino.
Srì caitanya Mahaprabhu e lo Srimad Bhagavatam ci hanno insegnato cosa dovremmo mendicare, perché dovremmo pregare e cosa dovremmo desiderare. Essi ci hanno insegnato questo: “Se mendichi, mendica per Krishna, non per qualche altra cosa”. Di conseguenza, il destino dei Vaisnava, gli studenti del Bhagavata e i seguaci di Mahaprabhu, è votato alla ricerca di Srì Krishna. Non vogliamo altro che Krishna.
I Veda dicono: “srinvantu visve amritasya putrah”:

O voi, figli del nettare, figli dell’oceano nettareo,
per favore, ascoltatemi.
Voi siete nati nel nettare, siete nati per gustare nettare,
e non dovete permettere a voi stessi di essere soddisfatti
da niente altro che nettare.
Così, benché fuorviati possiate essere in questo momento,
Svegliatevi! Alzatevi! Cercate quel nettare, quella soddisfazione.

I Veda ci dicono Om. Om significa un grande “Sì. Quello che stai cercando esiste! Non scoraggiarti!”
I Veda dicono che l’oggetto della nostra ricerca interiore esiste. La comune ricerca di tutti i cuori esiste, e la tua sete sarà spenta. Per tua costituzione sei concepito per quello scopo e lo meriti; così, non avere paura, non ti dare per vinto. E’ già implicito nel tuo essere. Tu non potrai mai essere essere soddisfatto da qualche altra cosa. Preparati, così, dopo la tua lunga ricerca, a ricevere quell’antico e dimenticato nettare nella sua piena forma e qualità. Svegliati! Alzati! Cerca la tua fortuna; non potrai che averla. E’ un tuo diritto di nascita. E’ la ricchezza della tua stessa anima. Non può che essere dentro di te. Non hai altre cose da fare, non altro impegno che Krishnanusandana, la ricerca di Srì Krishna, la Dolce Realtà.

lunedì 8 aprile 2019

"Ebbrezza materiale" di Srila A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada

La prosperità materiale consiste nel nascere in una famiglia nobile, nel possedere grandi ricchezze, un'educazione superiore e un aspetto fisico seducente. Tutti i materialisti bruciano dal desiderio di acquisire questa prosperità, considerata la base della civilizzazione materiale. Ma questi valori effimeri ubriacano colui che li possiede infatuandolo di una vanità ingannevole; diventato arrogante, non sarà capace di rivolgersi al Signore con sincerità, di pronunciare dal profondo del cuore il Suo santo nome, "o Govinda", "o Krishna". Gli sàstra ci rivelano che pronunciando anche solo una volta il santo nome del Signore ci si può liberare da un numero di colpe maggiore di quello che si potrebbe mai commettere. Tale è la potenza del santo nome. Quest'affermazione non è affatto esagerata, ma occorre considerare anche la qualità del canto del santo nome che dipende dalla profondità del nostro sentimento, della nostra sincerità. Un uomo privo di aiuto può pronunciare il santo nome con molta sincerità, mentre colui che lo fa con un senso di di grande soddisfazione materiale ne è incapace. Così, un materialista infatuato di sè potrà all'occorrenza pronunciare il santo nome del Signore, ma non saprà mettervi la qualità necessaria. Perciò i quattro oggetti del progresso materiale:

1) Una parentela nobile
2) Una grande ricchezza
3) Un'educazione elevata
4)  Un aspetto fisico seducente

rappresentano in un certo senso altrettanti ostacoli sulla via del progresso spirituale.
Il corpo materiale è un involucro esterno dell'anima, che è di natura spirituale, proprio come la febbre costituisce la manifestazione esterna di uno stato patologico del corpo fondamentalmente sano. Quando si ha un'alta temperatura è bene fare in modo che diminuisca, e non che aumenti con una cura inadeguata. Così, quando un'anima che progredisce sulla via spirituale s'impoverisce materialmente, come succede talvolta, non c'è motivo di allarmarsi, perchè si tratta di un segno favorevole, come una diminuzione di temperatura del corpo. L'uomo deve dunque condurre la sua esistenza in modo da attenuare la sua febbre, la sua "ebbrezza" materiale, che può solo immergerlo sempre più nell'illusione sul vero scopo dell'esistenza. E chiunque viva sotto la morsa dell'illusione perde la qualità necessaria per entrare nel regno di Dio.
 

mercoledì 5 dicembre 2018

"Gesù Cristo era un Guru" di A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada


Il maestro spirituale fondatore del Movimento per la Coscienza di Krishna riconosce Gesù Cristo come “il figlio di Dio, il rappresentante di Dio…”il nostro guru…la nostra guida spirituale”, ma non risparmia parole dure a coloro che si proclamano suoi seguaci.

Lo Srimad-Bhagavatam afferma che ogni autentico predicatore della coscienza di Dio deve possedere tolleranza (titiksà) e compassione (karunà), due qualità presenti nel carattere di Gesù Cristo. Egli era così tollerante che non biasimò nessuno perfino mentre veniva crocifisso, ed era così compassionevole che pregò il Padre di perdonare proprio quelli che cercavano di ucciderlo. (Ovviamente non potevano ucciderlo, ma avendone l’intenzione, si macchiarono di una grave offesa). Sulla croce Cristo pregò: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Un predicatore della coscienza di Dio è amico di tutti e Gesù illustrò questo principio insegnando il quinto comandamento, “Non uccidere”, ma i cristiani travisano la sua istruzione. Credono che gli animali non abbiano l’anima, perciò si sentono liberi di ucciderne a milioni nei mattatoi. Sono numerosi coloro che si professano cristiani, ma è davvero molto difficile trovarne uno che segua alla lettera le istruzioni di Gesù Cristo. Un vaishnava è infelice nel vedere gli altri soffrire, e Gesù Cristo accettò di sacrificarsi per liberare il prossimo dalla sofferenza, ma i suoi seguaci sono così sleali da pensare: “Lasciamo che soffra per noi e continuiamo a peccare”. Amano a tal punto Cristo da dirgli: “Mio caro Gesù, siamo troppo deboli per abbandonare le nostre attività colpevoli, quindi, per favore, soffri tu per noi”.
Gesù ha detto “Non uccidere”, ma i suoi seguaci hanno deciso di uccidere comunque e aprono grandi mattatoi altamente meccanizzati. “Se pecchiamo, Cristo soffrirà per noi”. Questa è la loro abietta conclusione. Cristo può assumersi le sofferenze dovute ai peccati pregressi dei suoi devoti, ma essi devono innanzitutto ragionare con profonda onestà: “Perché Gesù deve pagare per i miei peccati? Sono io che devo smettere di peccare”.
Supponiamo che il figlio prediletto di un uomo commetta un omicidio e pensi: “Se mi arrestano sarà mio padre a soffrire al posto mio”. La legge lo permetterà? Quando l’omicida viene preso e dice, “No, no! Rilasciate me e arrestate mio padre, sono il suo figlio prediletto”!, la polizia accoglierà la sua stupida richiesta? Lui ha commesso l’omicidio ma pensa che suo padre dovrebbe subire il castigo! E’ una proposta ragionevole? “No. Tu sei l’assassino, tu devi essere condannato”. Quando commettete atti peccaminosi siete voi a patirne le conseguenze, non Gesù. Questa è la legge di Dio.
Gesù Cristo era una personalità davvero grande, il figlio di Dio. Non aveva difetti, eppure fu crocifisso. Voleva dare a tutti la coscienza di Dio, ma in cambio fu messo in croce. Erano così ingrati! Non riuscivano ad apprezzare la sua predica. Noi invece l’apprezziamo e onoriamo Gesù come rappresentante di Dio. Egli dovette adeguare il proprio messaggio al tempo, al luogo e alla circostanza in cui predicò, ma è senz’altro il rappresentante di Dio, quindi lo veneriamo e gli offriamo i nostri omaggi.
Una volta, a Melbourne, un gruppo di sacerdoti cristiani venne a farmi visita. Mi chiesero cosa pensassi di Gesù Cristo e si mostrarono contenti quando risposi: “E’ il nostro guru. Predicava la coscienza di Dio, quindi è il nostro maestro spirituale”.
In realtà, chiunque predichi le glorie di Dio deve essere accettato come guru. Gesù era una grandissima personalità; non dobbiamo crederlo un uomo comune. Le Scritture dicono che chiunque consideri il maestro spirituale un uomo comune ha una mentalità demoniaca. Se Gesù fosse stato una persona ordinaria, non avrebbe potuto diffondere la coscienza di Dio.

martedì 22 maggio 2018

"IL PROGRESSO SCIENTIFICO NON ELIMINA L’IGNORANZA, PIUTTOSTO CREA DIPENDENZA"


Risultati immagini per atulananda vrindaDal Libro
"Mrta- Sanjivaytari"
Raccolta di classi e conferenze
di
Srila B.V.Atulananda Swami


La conoscenza di Krishna e della nostra relazione con Lui è chiamata Sanatana dharma. Questa conoscenza eterna non appartiene a nessuna setta o a nessun gruppo particolare, ma appartiene al tuo cuore, così come la verità che due più due faccia quattro non appartiene a nessun gruppo in particolare o a qualche cultura in particolare, ma è una verità universale. La conoscenza non è per noi qualcosa di estraneo, perché essa si trova allo stato latente in noi, pertanto, se permettiamo che si sviluppi, crescerà in noi in modo naturale. E’ come insegnare ad un bimbo a camminare, a lavarsi e a parlare. E’ qualcosa di naturale. Non si tratta di dargli qualcosa di nuovo, perché il bambino porta già con sé la capacità per fare questa crescita naturale.

La nostra coscienza si trova in forma di seme nel nostro cuore, e deve svilupparsi fino a diventare l’albero dell’amore. E come l’albero da frutto, il fattore più importante non sono il tronco, le spine, le foglie, i fiori o i rami, ma il frutto, perché questo frutto compiace tutti i nostri sensi più che il tronco, i rami, le foglie, etc. Il frutto è l’amore per Dio. Fino a quando non svilupperemo amore per Dio, saremo come alberi a metà.

Questo processo di yoga è completamente naturale perché consiste nello sviluppare la tua completa natura. Se non facciamo niente per riappropriarci della nostra vera natura, allora stiamo tradendo il nostro cuore. E’ come se non insegnassimo al bambino a camminare. Se dentro di noi manteniamo invidia, lussuria, cupidigia, etc., stiamo permettendo a noi stessi di convivere con la sporcizia. Questo, per noi, è un trauma. E’ come se l’agricoltore non si preoccupasse se i suoi frutti crescano sani oppure no. Abbiamo la responsabilità di cercare i mezzi; amare Dio è il dovere, l’unico dovere che ci soddisferà pienamente.

Siamo stati creati per il dovere più grande: sviluppare amore puro. Per fare questo, dobbiamo lavorare su di noi continuamente. Non complichiamoci la vita a causa degli errori materiali, piuttosto cerchiamo di controllare la mente. Non si può essere felici con una mente insoddisfatta, timorosa, incontentabile. Non chiediamo mai la purezza, la saggezza o la conoscenza di noi stessi, ma se lo faremo, ci verranno date in maniera naturale.

Nel luogo in cui uno vive si producono le erbe e gli alimenti necessari per quel luogo specifico; allo stesso modo, la natura arrangia le cose necessarie per la nostra mente, per la nostra psiche, etc.
Dobbiamo però essere naturali, non voler rimanere ignoranti, non volere morire, non voler avere ansietà. Questo stato naturale esiste già, è già stato fornito con naturalezza tramite i Veda e i sadhu (santi).

Ancor prima che la necessità sorga, esiste tutta la conoscenza per risolvere il problema. Tutte le necessità dello spirito sono già fornite di prima mano. Krishna non vuole darci solamente un poco di soddisfazione; Lui vuole darci completa soddisfazione, completa estasi. Ora ci troviamo nel mondo del dubbio, ma lo yoga ci sottrarrà dall’oscurità, perché la sua funzione è quella di illuminarci una volta per tutte, di rivelarci la verità più elevata. Dobbiamo cercare di conoscere Lui in maniera reale, concreta e senza speculare. Non dobbiamo pensare di poter giocare con la Verità Assoluta. Nelle scritture viene detto che conoscendo Lui, tutto sarà rivelato. E’ questo il completo ottenimento. Noi siamo infinitamente amati dall’Infinito, ma non lo sappiamo. Coltiviamo altre scienze e pensiamo di essere dei seri ricercatori, ma in realtà stiamo distruggendo, stiamo disarmonizzando. Se ci mettiamo in relazione con la metà più elevata, tutto si rivelerà completamente. La natura di questo mondo consiste nel confonderci e nell’infonderci un dubbio dopo l’altro.

I materialisti dicono: “Stiamo uscendo dall’oscurità perché stiamo accendendo molte luci. Stiamo creando nuove teorie per sostenerci, nuovi sistemi per alimentarci, etc.”. Ma tutto questo è un errore, perché quando esci dall’oscurità non hai più bisogno di accendere luci. Quando sei illuminato hai meno necessità. Quando ti trovi alla luce del giorno non hai bisogno di nessuna luce artificiale. Questa conoscenza trascendentale è luminosa come il sole, chiarisce tutto, esattamente come il sole durante il giorno.

Maggiore è il rischio, più grande sarà il guadagno. L’unico prezzo da pagare per viaggiare verso la terra della fede consiste nel sapere che Krishna è il tuo unico amico, e che l’illusione è una minaccia. Così come la pianta cerca il sole, il nostro spirito cercherà in maniera naturale Krishna.

L’apicoltore disonesto nutre le api con dello zucchero per fare in modo che le api non debbano cercare il nettare; produce un miele falso, un miele che inganna le stesse api facendole anche ammalare con il tempo. Allo stesso modo, gli scienziati dicono: “Non abbiamo bisogno della fede, abbiamo la scienza”, e ci allontanano dalla Verità ingannandoci. A causa di questo, il nostro corpo e la nostra mente ne stanno soffrendo le conseguenze.   

Tutto a causa di pubblicisti ingannatori che conoscono le debolezze delle persone e attraverso queste gli svuotano il portafogli. Quando vogliamo usare questo mondo, il nostro ego è schiacciato. Il nostro ego deve essere usato per Krishna. O ci lasciamo usare dal mondo, o ci lasciamo usare da Krishna. Come quando andiamo da un avvocato e in maniera naturale ci facciamo guidare da lui, o quando andiamo in un museo e vediamo che il museo ha predisposto una guida; allo stesso modo, se vogliamo andare sul piano superiore, lo stesso piano superiore fornirà le guide. Di conseguenza la Bhagavad Gita consiglia: “Indagine, arresa e servizio (accettare un maestro spirituale)”.

Quando arrivò la rivoluzione industriale, i filosofi pensavano: “Ora, con l’arrivo delle macchine, le persone avranno più tempo libero per la meditazione”. Invece, le persone usavano questo tempo libero per degradarsi di più. E’ meglio essere occupati che essere oziosi.

Se una persona si comporta male, vedrà ridursi il libero arbitrio. Siamo noi stessi che possiamo aumentarlo o diminuirlo. Se adoriamo Mukunda, Colui che elargisce la liberazione, avremo un totale libero arbitrio. Se invece ci comportiamo male,  la nostra mente e la nostra intelligenza vengono limitate,  e a livello di coscienza viene ridotta la libertà.

Ciò che sta facendo la società è spegnere quello che c’era nell’antichità. Abbiamo creato tante cose, sbarrando le porte agli antichi predecessori, per non considerare le cose di valore delle culture antiche come quelle degli Incas, degli Atzechi, dei Maya, etc.