“Krishna sa che dovrai fare una lotta con la tua mente, contro i tuoi sensi e contro la tua intelligenza, però hai Lui come alleato esattamente come lo ebbero i Pandava. Ciò non vuol dire che non ci fu la battaglia; ci fu eccome! Se ti arrendi a Krishna non significa che non dovrai fare la battaglia, ma significa che la vincerai. Vincerai una grande battaglia.”

B.V.Atulananda Acarya Swami




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lunedì 18 novembre 2019

"Questo è il modo di insegnare" di Srila Bhaktivedanta Swami Prabhupada





"Durante la Sua permanenza sulla Terra, il Signore eseguì regolarmente tutti i doveri religiosi. Era dunque soggetto anche Lui all’obbligo dei diversi riti prescritti per l’uomo, come sembrano affermare certi teorici? No. Il Signore non dipende affatto dai frutti dell’azione, buoni o cattivi. Poiché il Signore è assoluto, ogni Suo atto è per il bene di tutti gli esseri. Quando discende sulla Terra Egli agisce per proteggere i Suoi devoti e per distruggere gli empi, i non-devoti. Pur essendo libero da ogni dovere Egli si comporta allora in modo che tutti possano seguire il Suo esempio; perciò esegue i riti. Questo è il vero modo di insegnare: agire in conformità con i precetti che si vogliono infondere negli altri; altrimenti, chi li accetterebbe? E’ il Signore ad accordare i frutti dell’azione, ed Egli è perfettamente sufficiente in Sé stesso, ma non manca di agire secondo le norme delle Scritture per insegnarci a seguirle. Se il Signore agisse diversamente, l’uomo comune rischierebbe di essere sviato. Infatti, anche a un livello superiore, là dove si è in grado di comprendere la natura trascendentale del Signore, è fuori questione imitarLo in ciò che solo Egli può fare. Venuto tra gli uomini, il Signore adempie i doveri di un uomo comune, ma talvolta compie imprese eccezionali, impossibili a qualsiasi uomo. Tutti devono quindi imitarLo quando offre le Sue preghiere della sera, al calar del giorno, ma non quando solleva la collina Govardhana o danza con le gopi. Chi, d’altronde, potrebbe farlo? Chi potrebbe, come il sole, far evaporare acqua pura dall’immondizia? Così, l’Onnipotente opera in modo da benedire tutti gli esseri, ma con atti che noi non potremmo imitare senza incorrere in innumerevoli difficoltà. Perciò si rivela necessario, prima di ogni azione, consultare la guida esperta del maestro spirituale, che incarna la misericordia del Signore; così saremo sicuri di rimanere sulla via del progresso".

                                           "Srila Prabhupada, commento al verso 1-10-36 dello Srimad Bhagavatam"

sabato 14 settembre 2019

"LA CONOSCENZA SENZA KRISHNA DEVE ESSERE ABORRITA" di S.D.G.Bhakti Raksaka Sridhara Deva Goswami.



Generalmente,  jnana, la conoscenza, viene considerata pura. La maggioranza della gente considera jnana molto innocente perché non ha nessuna relazione con l’aspetto grossolano, con le cose materiali. Si ammette sempre che manipolare l’energia materiale grossolana è pericoloso (sasvad abhadram); Le grandi personalità considerano la conoscenza molto pura, innocente e immacolata (jnanam alam niranjanam). Se, però, non è in connessione con Krishna, questa conoscenza deve essere aborrita, rigettata.

naiskarmyam apy, acyuta-bhava-varjitam
na sobhate jnànam, alam niranjanam

   Srìmad-Bhàgavatam 1.5.12

Nello Srìmad-Bhàgavatam viene detto che la conoscenza è ampliamente riconosciuta come immacolata, pura e innocente, ma se non è connessa con il Bene Assoluto Positivo, allora diventa una nemica. Un candidato qualificato considererà le cose in questo modo. Jnana-sùnya-bhakti: La resa è così pura che una qualunque connessione con la conoscenza, considerata innocente e pura, deve essere aborrita. Tale grado di arresa è necessaria per l’associazione superiore con la devozione genuina.
L’incanto delle acquisizioni materiali e la maestria di conoscere tutto, devono essere rigettati (jnana-karmàdy-anàvrtam). Non è possibile, per te, conoscere qualcosa riguardo l’Infinito, sia in magnificenza che in qualità. L’Infinito è un fluire di autocrazia, pertanto, cosa puoi conoscere di Lui? Conoscenza vuol dire qualcosa di più che memorizzare dati relativi o falsi per poi “venderli” al mondo con il fine di soddisfare qualche altra funzione, tali come nome e fama personale. Rinuncia a questo e compromettiti al servizio spontaneo e senza riserva. Questo è nobile e ti condurrà nella regione più nobile.
Così, karma e jnana, la manipolazione della materia e della conoscenza, non vengono fomentati. Alla conoscenza non verrà permesso di entrare in questo “mercato” dove la volontà assoluta e l’autocrazia regnano. Le regole e le regolazioni non possono lavorare in quel luogo. Accumulazione e falsa manipolazione non hanno alcuna importanza, lì.
Solo attraverso l’arresa otterremo questo elevato contatto. L’attitudine di servizio è nostra amica. Siamo delle unità con attitudine di servizio, e servizio significa arrendersi al superiore. Superiore significa “piano incontaminato dalla materia e dalle acquisizioni intellettuali”. Dobbiamo servire questo eccelso piano.   


venerdì 31 maggio 2019

"Costretti ad Inchinarci" di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

La seguente conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta
Swami Prabhupada e un ospite si è svolta nel settembre del 1968
al Centro Hare Krishna di Seattle

Ospite: Puoi spiegare che cosa è la sottomissione?

Srila Prabhupada: Sottomissione? Sì è semplice. Tutti devono essere sottoposti a qualcun altro. Tu non sei sottoposto a qualcuno?

Ospite: A livello materiale sì, ma spiritualmente non mi sento subordinato a nessuno.
 
Srila Prabhupada: Se comprendi il significato della vita spirituale, capirai che anche tu sei subordinato perché la tua natura è di essere subordinato. Che cosa intendi per spirituale e materiale?

Ospite: Bene, per esempio nel lavoro sono sottoposto al mio capo, ma per quanto riguarda il mio vero essere, quello spirituale, non mi sento sottoposto al mio capo né a nessun altro. In altre parole, non sento di dovermi inchinare davanti a nessuno, né che qualcun altro debba inchinarsi davanti a me.

Srila Prabhupada: Perché non vuoi inchinarti?

Ospite: Perché penso che non devo niente a nessuno, né che qualcuno mi debba qualcosa.

Srila Prabhupada: Ecco, è proprio questa la malattia materiale. Siamo obbligati ad inchinarci, tuttavia pensiamo di non doverlo fare. Questa è la malattia.

Ospite: Nessuno può costringermi ad inchinarmi.

Srila Prabhupada: Cerca di capire. Dici di non volerti inchinare — è giusto?

Ospite: Sì, fondamentalmente è vero.

Srila Prabhupada: Perché?

Ospite: Perché non mi sento inferiore a nessuno.

Srila Prabhupada: Questa è la malattia dell’esistenza materiale. Hai diagnosticato la tua malattia. Tutti pensano: “Voglio essere il padrone. Non voglio inchinarmi.” Tutti pensano così. Non sei il solo ad avere questa malattia; tutti hanno questa mentalità malata: “Perché devo inchinarmi? Perché devo essere sottoposto?” La natura però mi costringe ad essere sottoposto. Ora, perché le persone muoiono? Sai rispondere a questa domanda?

Ospite: Perché le persone muoiono?

Srila Prabhupada: Sì, nessuno vuole morire, eppure tutti muoiono. Perché?

Ospite: Sì, la morte è una realtà biologica.

Srila Prabhupada: Questo significa che la biologia è una forza! Tu sei sottoposto alla biologia. Allora perché dici di essere indipendente?

Ospite: Sì, sento di esserlo.

Srila Prabhupada: Ti sbagli. Questo è il punto. Tu sei sottoposto alla biologia e devi inchinarti. Quando viene la morte non puoi dire: “Oh, io non ti obbedisco.” Perciò tu non sei indipendente.

Ospite: Sì, io sono subordinato a Dio.

Srila Prabhupada: No, per ora lascia da parte Dio. Dio è molto lontano. Ora stiamo parlando della natura materiale. Cerca di capire che sebbene tu non voglia morire, sei costretto a morire perché non sei indipendente.

Ospite: Oh, sì, questo va bene.

Srila Prabhupada: Allora puoi comprendere la tua posizione di essere subordinato. Non puoi affermare: “Sono libero; sono indipendente.” Se pensi di non voler essere subordinato, di non doverti inchinare, allora sei malato.

Ospite: Va bene. Ma a chi o a che cosa dovrei inchinarmi?

Srila Prabhupada: Prima di tutto cerca di capire bene qual è la tua malattia. Poi ti prescriveremo la medicina. T’inchini alla morte, t’inchini alla malattia, t’inchini alla vecchiaia — t’inchini davanti a moltissime cose. Sei costretto ad inchinarti, tuttavia pensi ancora: “Non posso inchinarmi; non mi piace inchinarmi.” Però devi inchinarti. Perché dimentichi la tua posizione? Questa dimenticanza è la tua malattia. Il passo successivo è capire che poiché sei costretto ad inchinarti, devi trovare il modo di essere felice anche inchinandoti. E questo è Krishna. Dovrai continuare ad inchinarti, perché sei fatto per questo, ma se t’inchini a Krishna e al rappresentante di Krishna, sarai felice. Questa è la differenza.
Se non t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai costretto ad inchinarti a qualcos’altro, a maya [la natura materiale di Krishna]. Questa è la tua posizione. Non sarai mai libero. Se invece t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai felice. Per esempio, un bambino s’inchina sempre davanti ai suoi genitori ed è felice. Sua madre dice: “Mio caro figlio, per piacere vieni a sederti qui.” “Sì,” dice il bambino ed è felice. Questa è la natura della relazione del bambino con sua madre. Nello stesso modo Krishna e il Suo rappresentante sono come genitori amorevoli e noi siamo come bambini indifesi nelle grinfie di maya. Se invece c’inchiniamo davanti a loro saremo salvi e felici. Perciò non puoi evitare d’inchinarti — non è possibile. Devi solo trovare le persone adatte a cui inchinarti. Questo è tutto. Se pensi artificiosamente: “Non m’inchinerò davanti a nessuno; sono indipendente,” allora soffrirai. Devi inchinarti soltanto davanti alle persone giuste — cioè a Krishna e al Suo rappresentante.

venerdì 22 febbraio 2019

"Qualsiasi sforzo teso a celebrare le glorie di Krishna equivale al canto del Santo Nome". Nettare di Srila Prabhupada


Parlando del Sesto Canto dello Srimad-Bhagavatam, Prabhupada si riferì ripetutamente al commento di Sridhara Swami che risale al dodicesimo secolo.
Sridhara Swami disse che il canto è sufficiente, anche senza principi regolatori, per liberare le persone. Come si spiega questa affermazione, dato che lo stesso Sridhara Swami parla anche di principi regolatori? L’idea è che il canto del santo nome è così potente che può immediatamente liberare chi lo canta. Ma poiché noi siamo inclini a cadere ripetutamente, ecco che sono necessari i principi regolatori…
“La mattina, a mezzogiorno e la sera dovremmo sempre cantare il mantra Hare Krishna con fede e devozione. Facendo ciò, è possibile evitare un’enorme quantità di condizioni miserabili di vita col solo canto. Dovremmo quindi essere molto attenti e pieni di fede. Dovremmo sapere che non appena ci mettiamo a cantare, Krishna danza sulla nostra lingua. Perciò dovremmo essere molto attenti e rispettosi”.
Ogni sera Prabhupada si serviva del commento di Sridhara Swami come testo.
“Sridhara Swami fa questo esempio: non conoscendo l’esistenza di una medicina così buona, l’uomo prende migliaia di medicine. Similmente, senza conoscere il mantra Hare Krishna, i grandi sostenitori dei principi religiosi si dedicano a tante e difficili cerimonie religiose. In realtà non ve n’è bisogno. La cosa più importante, Sridhara Swami lo mette in rilievo con grande enfasi, è soltanto il canto del mantra Hare Krishna senza la comprensione di alcuna cerimonia rituale...”
Il commentario di Sridhara Swami era pieno di citazioni tratte da diverse scritture circa il beneficio supremo ottenuto col canto dei santi nomi di Krishna.
“Poi Sridhara Swami dice: akila-cestitam. Questo significa che qualsiasi sforzo teso a celebrare le glorie di Krishna equivale al canto del santo nome. Quando esci per fare proseliti, per spingere questo movimento, forse le persone pensano che non stai cantando. Ma se tu stai parlando al fine di fare un membro a vita, questo discorso equivale al canto del mantra Hare Krishna perché è akila-cestitam. La vita di un individuo deve essere dedicata soltanto al servizio di Krishna”.

giovedì 14 febbraio 2019

"Krishna è Così Gentile" di Srila A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada


Kṛṣṇa è Così Gentile

 Lettura SB 3.25.26 -- Bombay, 26-11-1974

Quando Arjuna vide Kṛṣṇa faccia a faccia , Kṛṣṇa gli stava insegnando la Bhagavad-Gita. Vedere Kṛṣṇa e leggere la Bhagavad-gita, è la stessa cosa. Non c'è differenza. Qualcuno, dice che "Arjuna è stato piuttosto fortunato di vedere Kṛṣṇa faccia a faccia e ricevere istruzioni". Questo non è corretto. Kṛṣṇa, può essere visto immediatamente, a condizione che abbiate gli occhi per vederLo. Perciò viene detto premāñjana-cchurita ... Prema e bhakti, la stessa cosa. premāñjana-cchurita-bhakti-vilocanena santah sadaiva hṛdayeṣu vilokayanti [Bs. 5,38]. Vi racconterò una storia a questo proposito. Un brāhmaṇa del sud dell'India stava leggendo la Bhagavad-gītā, nel tempio di Raṅganātha. Era analfabeta. Non sapeva nè il sanscrito nè alcuna lettera; analfabeta. La gente del quartiere lo sapeva, "Quest'uomo è analfabeta, e sta leggendo la Bhagavad-gītā". Egli apriva la Bhagavad-gītā: "Uh, uh..." e faceva in questo modo. Così qualcuno lo prendeva in giro: "Allora, brāhmaṇa, com'è che leggi la Bhagavad-gītā?" Egli poteva capire, "quest'uomo mi sta prendendo in giro perché sono analfabeta". Comunque, capitò che anche Caitanya Mahāprabhu quel giorno si trovasse nel tempio di Raṅganātha, ed Egli potè capire, "Qui c'è un devoto". Quindi, Egli si avvicinò a lui e gli chiese: "Mio caro brāhmaṇa, che cosa stai leggendo?" Il brahmana riuscì a capire che quell'uomo non lo stava prendendo in giro. Così disse: "Signore, leggo la Bhagavad gītā." Sto cercando di leggere la Bhagavad-gītā, ma sono analfabeta. il mio Guru Mahārāja mi disse: "Devi leggere diciotto capitoli al giorno", ma io non ho conoscenza. Non riesco a leggere. tuttavia, il mio Guru Mahārāja mi ha detto di fare cosi, quindi sto solo cercando di eseguire il suo ordine e sfoglio solo le pagine, questo è tutto. Io non so come leggere". Caitanya Mahāprabhu disse: "Vedo che tu piangi, a volte" "Sì, piango". "Come fai a piangere se non riesci a leggere?" "No, è perché quando prendo questo libro, la Bhagavad-gītā, io vedo una figura dove Kṛṣṇa è così gentile che ha accettato di guidare il carro, sārathi, di Arjuna. Egli è il Suo devoto, ma Kṛṣṇa è così gentile che accetta la posizione di un servitore. perché Arjuna ha ordinato: "Tieni qui il mio carro", e Kṛṣṇa era al suo servizio. "Così, Kṛṣṇa è così gentile. Quindi, quando vedo questa immagine nella mia mente, piango". Caitanya Mahāprabhu immediatamente lo abbracciò, "Tu stai leggendo la Bhagavad-gita". Senza alcuna istruzione tu leggi la Bhagavad-gītā. Lui lo abbracciò.
Quindi questo è ... Come faceva a vedere l'immagine? Perché lui era un amante di Kṛṣṇa, e non importa se poteva leggere questi śloka o meno. Ma egli era assorto nell'amore per Kṛṣṇa, e lo vedeva. Kṛṣṇa era seduto lì, e guidava il carro di Arjuna. E' questo che viene richiesto. 

VRINDA KRIPA BHAVAN
Via Argelli 14, 47922
Rimini, Italy

 Movimento per la Coscienza di Krishna

mercoledì 5 dicembre 2018

"Gesù Cristo era un Guru" di A.C.Bhaktivedanta Swami Prabhupada


Il maestro spirituale fondatore del Movimento per la Coscienza di Krishna riconosce Gesù Cristo come “il figlio di Dio, il rappresentante di Dio…”il nostro guru…la nostra guida spirituale”, ma non risparmia parole dure a coloro che si proclamano suoi seguaci.

Lo Srimad-Bhagavatam afferma che ogni autentico predicatore della coscienza di Dio deve possedere tolleranza (titiksà) e compassione (karunà), due qualità presenti nel carattere di Gesù Cristo. Egli era così tollerante che non biasimò nessuno perfino mentre veniva crocifisso, ed era così compassionevole che pregò il Padre di perdonare proprio quelli che cercavano di ucciderlo. (Ovviamente non potevano ucciderlo, ma avendone l’intenzione, si macchiarono di una grave offesa). Sulla croce Cristo pregò: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Un predicatore della coscienza di Dio è amico di tutti e Gesù illustrò questo principio insegnando il quinto comandamento, “Non uccidere”, ma i cristiani travisano la sua istruzione. Credono che gli animali non abbiano l’anima, perciò si sentono liberi di ucciderne a milioni nei mattatoi. Sono numerosi coloro che si professano cristiani, ma è davvero molto difficile trovarne uno che segua alla lettera le istruzioni di Gesù Cristo. Un vaishnava è infelice nel vedere gli altri soffrire, e Gesù Cristo accettò di sacrificarsi per liberare il prossimo dalla sofferenza, ma i suoi seguaci sono così sleali da pensare: “Lasciamo che soffra per noi e continuiamo a peccare”. Amano a tal punto Cristo da dirgli: “Mio caro Gesù, siamo troppo deboli per abbandonare le nostre attività colpevoli, quindi, per favore, soffri tu per noi”.
Gesù ha detto “Non uccidere”, ma i suoi seguaci hanno deciso di uccidere comunque e aprono grandi mattatoi altamente meccanizzati. “Se pecchiamo, Cristo soffrirà per noi”. Questa è la loro abietta conclusione. Cristo può assumersi le sofferenze dovute ai peccati pregressi dei suoi devoti, ma essi devono innanzitutto ragionare con profonda onestà: “Perché Gesù deve pagare per i miei peccati? Sono io che devo smettere di peccare”.
Supponiamo che il figlio prediletto di un uomo commetta un omicidio e pensi: “Se mi arrestano sarà mio padre a soffrire al posto mio”. La legge lo permetterà? Quando l’omicida viene preso e dice, “No, no! Rilasciate me e arrestate mio padre, sono il suo figlio prediletto”!, la polizia accoglierà la sua stupida richiesta? Lui ha commesso l’omicidio ma pensa che suo padre dovrebbe subire il castigo! E’ una proposta ragionevole? “No. Tu sei l’assassino, tu devi essere condannato”. Quando commettete atti peccaminosi siete voi a patirne le conseguenze, non Gesù. Questa è la legge di Dio.
Gesù Cristo era una personalità davvero grande, il figlio di Dio. Non aveva difetti, eppure fu crocifisso. Voleva dare a tutti la coscienza di Dio, ma in cambio fu messo in croce. Erano così ingrati! Non riuscivano ad apprezzare la sua predica. Noi invece l’apprezziamo e onoriamo Gesù come rappresentante di Dio. Egli dovette adeguare il proprio messaggio al tempo, al luogo e alla circostanza in cui predicò, ma è senz’altro il rappresentante di Dio, quindi lo veneriamo e gli offriamo i nostri omaggi.
Una volta, a Melbourne, un gruppo di sacerdoti cristiani venne a farmi visita. Mi chiesero cosa pensassi di Gesù Cristo e si mostrarono contenti quando risposi: “E’ il nostro guru. Predicava la coscienza di Dio, quindi è il nostro maestro spirituale”.
In realtà, chiunque predichi le glorie di Dio deve essere accettato come guru. Gesù era una grandissima personalità; non dobbiamo crederlo un uomo comune. Le Scritture dicono che chiunque consideri il maestro spirituale un uomo comune ha una mentalità demoniaca. Se Gesù fosse stato una persona ordinaria, non avrebbe potuto diffondere la coscienza di Dio.

martedì 22 maggio 2018

"IL PROGRESSO SCIENTIFICO NON ELIMINA L’IGNORANZA, PIUTTOSTO CREA DIPENDENZA"


Risultati immagini per atulananda vrindaDal Libro
"Mrta- Sanjivaytari"
Raccolta di classi e conferenze
di
Srila B.V.Atulananda Swami


La conoscenza di Krishna e della nostra relazione con Lui è chiamata Sanatana dharma. Questa conoscenza eterna non appartiene a nessuna setta o a nessun gruppo particolare, ma appartiene al tuo cuore, così come la verità che due più due faccia quattro non appartiene a nessun gruppo in particolare o a qualche cultura in particolare, ma è una verità universale. La conoscenza non è per noi qualcosa di estraneo, perché essa si trova allo stato latente in noi, pertanto, se permettiamo che si sviluppi, crescerà in noi in modo naturale. E’ come insegnare ad un bimbo a camminare, a lavarsi e a parlare. E’ qualcosa di naturale. Non si tratta di dargli qualcosa di nuovo, perché il bambino porta già con sé la capacità per fare questa crescita naturale.

La nostra coscienza si trova in forma di seme nel nostro cuore, e deve svilupparsi fino a diventare l’albero dell’amore. E come l’albero da frutto, il fattore più importante non sono il tronco, le spine, le foglie, i fiori o i rami, ma il frutto, perché questo frutto compiace tutti i nostri sensi più che il tronco, i rami, le foglie, etc. Il frutto è l’amore per Dio. Fino a quando non svilupperemo amore per Dio, saremo come alberi a metà.

Questo processo di yoga è completamente naturale perché consiste nello sviluppare la tua completa natura. Se non facciamo niente per riappropriarci della nostra vera natura, allora stiamo tradendo il nostro cuore. E’ come se non insegnassimo al bambino a camminare. Se dentro di noi manteniamo invidia, lussuria, cupidigia, etc., stiamo permettendo a noi stessi di convivere con la sporcizia. Questo, per noi, è un trauma. E’ come se l’agricoltore non si preoccupasse se i suoi frutti crescano sani oppure no. Abbiamo la responsabilità di cercare i mezzi; amare Dio è il dovere, l’unico dovere che ci soddisferà pienamente.

Siamo stati creati per il dovere più grande: sviluppare amore puro. Per fare questo, dobbiamo lavorare su di noi continuamente. Non complichiamoci la vita a causa degli errori materiali, piuttosto cerchiamo di controllare la mente. Non si può essere felici con una mente insoddisfatta, timorosa, incontentabile. Non chiediamo mai la purezza, la saggezza o la conoscenza di noi stessi, ma se lo faremo, ci verranno date in maniera naturale.

Nel luogo in cui uno vive si producono le erbe e gli alimenti necessari per quel luogo specifico; allo stesso modo, la natura arrangia le cose necessarie per la nostra mente, per la nostra psiche, etc.
Dobbiamo però essere naturali, non voler rimanere ignoranti, non volere morire, non voler avere ansietà. Questo stato naturale esiste già, è già stato fornito con naturalezza tramite i Veda e i sadhu (santi).

Ancor prima che la necessità sorga, esiste tutta la conoscenza per risolvere il problema. Tutte le necessità dello spirito sono già fornite di prima mano. Krishna non vuole darci solamente un poco di soddisfazione; Lui vuole darci completa soddisfazione, completa estasi. Ora ci troviamo nel mondo del dubbio, ma lo yoga ci sottrarrà dall’oscurità, perché la sua funzione è quella di illuminarci una volta per tutte, di rivelarci la verità più elevata. Dobbiamo cercare di conoscere Lui in maniera reale, concreta e senza speculare. Non dobbiamo pensare di poter giocare con la Verità Assoluta. Nelle scritture viene detto che conoscendo Lui, tutto sarà rivelato. E’ questo il completo ottenimento. Noi siamo infinitamente amati dall’Infinito, ma non lo sappiamo. Coltiviamo altre scienze e pensiamo di essere dei seri ricercatori, ma in realtà stiamo distruggendo, stiamo disarmonizzando. Se ci mettiamo in relazione con la metà più elevata, tutto si rivelerà completamente. La natura di questo mondo consiste nel confonderci e nell’infonderci un dubbio dopo l’altro.

I materialisti dicono: “Stiamo uscendo dall’oscurità perché stiamo accendendo molte luci. Stiamo creando nuove teorie per sostenerci, nuovi sistemi per alimentarci, etc.”. Ma tutto questo è un errore, perché quando esci dall’oscurità non hai più bisogno di accendere luci. Quando sei illuminato hai meno necessità. Quando ti trovi alla luce del giorno non hai bisogno di nessuna luce artificiale. Questa conoscenza trascendentale è luminosa come il sole, chiarisce tutto, esattamente come il sole durante il giorno.

Maggiore è il rischio, più grande sarà il guadagno. L’unico prezzo da pagare per viaggiare verso la terra della fede consiste nel sapere che Krishna è il tuo unico amico, e che l’illusione è una minaccia. Così come la pianta cerca il sole, il nostro spirito cercherà in maniera naturale Krishna.

L’apicoltore disonesto nutre le api con dello zucchero per fare in modo che le api non debbano cercare il nettare; produce un miele falso, un miele che inganna le stesse api facendole anche ammalare con il tempo. Allo stesso modo, gli scienziati dicono: “Non abbiamo bisogno della fede, abbiamo la scienza”, e ci allontanano dalla Verità ingannandoci. A causa di questo, il nostro corpo e la nostra mente ne stanno soffrendo le conseguenze.   

Tutto a causa di pubblicisti ingannatori che conoscono le debolezze delle persone e attraverso queste gli svuotano il portafogli. Quando vogliamo usare questo mondo, il nostro ego è schiacciato. Il nostro ego deve essere usato per Krishna. O ci lasciamo usare dal mondo, o ci lasciamo usare da Krishna. Come quando andiamo da un avvocato e in maniera naturale ci facciamo guidare da lui, o quando andiamo in un museo e vediamo che il museo ha predisposto una guida; allo stesso modo, se vogliamo andare sul piano superiore, lo stesso piano superiore fornirà le guide. Di conseguenza la Bhagavad Gita consiglia: “Indagine, arresa e servizio (accettare un maestro spirituale)”.

Quando arrivò la rivoluzione industriale, i filosofi pensavano: “Ora, con l’arrivo delle macchine, le persone avranno più tempo libero per la meditazione”. Invece, le persone usavano questo tempo libero per degradarsi di più. E’ meglio essere occupati che essere oziosi.

Se una persona si comporta male, vedrà ridursi il libero arbitrio. Siamo noi stessi che possiamo aumentarlo o diminuirlo. Se adoriamo Mukunda, Colui che elargisce la liberazione, avremo un totale libero arbitrio. Se invece ci comportiamo male,  la nostra mente e la nostra intelligenza vengono limitate,  e a livello di coscienza viene ridotta la libertà.

Ciò che sta facendo la società è spegnere quello che c’era nell’antichità. Abbiamo creato tante cose, sbarrando le porte agli antichi predecessori, per non considerare le cose di valore delle culture antiche come quelle degli Incas, degli Atzechi, dei Maya, etc.

martedì 15 maggio 2018

"PRIMA ARRENDITI, POI SERVI" di Srila B.R. Sridhara Deva Goswami Maharaja


Risultati immagini per srila sridhar maharajDal Libro
"I Sermoni del Guardiano della Devozione"

“aham hi sarva-yajnànàm, bhoktà ca prabhùr eva ca”
                                                   
                                                                                            Bhagavad-gìtà 9.24

Nella Srì Gìtà troviamo: “La realtà è da sé stessa e per sé stessa”. “Io sono il Signore e il Beneficiario di tutti i sacrifici”. Così, Srì Srìdhara Swàmìpàda ha avvertito: “Prima arrenditi, poi servi”; altrimenti, cercherai di acquisire qualcosa, appropriartene e poi scappare. No. Firma il contratto per ciò che ti corrisponde, poi fai il servizio necessario senza dipendere da te stesso.
E’ desiderabile una tale vita? Dobbiamo pensare che esiste un grande rischio: “Morire per vivere”. Dobbiamo prima morire per poter vivere in futuro? Siamo preparati per accettare questo rischio? Siamo sufficientemente disgustati dal presente ambiente da assumerci questo rischio con la speranza di ottenere un futuro brillante? “Io salterò!”. Siamo sufficientemente disgustati al punto di fare questo passo?
Se sono sincero con me stesso e se ho anche una piccola visione di questo futuro brillante, allora posso assumermi questo rischio. Al contrario, nessuno sarà così stupido da assumersi questo rischio e saltare, abbandonando il presente per un futuro incerto. Per dare valore a questo salto, bisogna avere intravisto almeno il più piccolo raggio di tale brillante esistenza.
Sukritì, merito devozionale, e sraddhà, buona fede, vengono richieste. Se solamente un tocco di nobile fede è sorta nel nostro cuore, si può accettare questo audace passo e saltare; altrimenti è impossibile. Prima sraddhà, poi sàdhu-sanga e bhajana-kriyà. Con la fede, quando si ha l’associazione dei devoti, le pratiche del servizio devozionale continuano. Con la fede uno può adottare il processo della realizzazione. Sakala chàdiyà bhài, sraddhàdevira guna gài: “Abbandona tutto, e con tutta la tua energia elogia la nobiltà della fede, il raggio di luce per una vita nuova e nobile.
Perfino grandi eruditi e personalità del mondo religioso non possono comprendere la qualità della vita arresa a Krishna (na vai vidur rsayo nàpi devàh, Srìmad- Bhàgavatam 6.3.19); cosa può capire, allora, un comune essere umano? Coloro che ne rimangono fuori possono provare, ma ancora nessuno di essi è arrivato sul campo.